La patrimoniale che c'è già: quanto incassa lo Stato dall'imposta di bollo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il dibattito politico si infiamma attorno all'ipotesi, peraltro non nuova, di un prelievo sui grandi patrimoni, che alcuni vorrebbero applicare con un'aliquota dell'1,3 per cento a quanti superano i due milioni di euro, è opportuno osservare come il fisco italiano disponga già di strumenti che, di fatto, configurano una tassazione sulla ricchezza. L'introduzione di un tributo aggiuntivo, per quanto politicamente legittimo se finalizzato a colpire le fortune più cospicue, deve infatti fare i conti con una realtà spesso trascurata: lo Stato applica già delle imposte che gravano direttamente sul patrimonio, mobiliare e immobiliare, dei contribuenti, le quali, nel loro complesso, generano un gettito di assoluto rilievo.

Il peso reale delle imposte sulla ricchezza

A fornire una stima precisa del fenomeno, che delinea un panorama fiscale ben diverso da quello che a volte emerge dalla polemica tra i partiti, è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo la loro analisi, che prende in esame i dati del 2024, le cosiddette patrimoniali hanno garantito alle casse pubbliche un'entrata complessiva di 51,2 miliardi di euro. Una cifra ragguardevole, la quale, se si considera l'arco degli ultimi vent'anni, è andata incontro a una crescita significativa, attestandosi su un incremento del 74 per cento rispetto ai livelli del 2005. Questo trend ascendente dimostra come la pressione fiscale sulla ricchezza non sia affatto un tema congiunturale, bensì un elemento strutturale e in costante evoluzione del nostro sistema tributario.

L'Imu, il capitolo di spesa più Corposo

Andando a scomporre questa somma, si scopre che la voce che grava in maniera più consistente sul patrimonio delle persone fisiche è rappresentata dall'Imposta municipale unica. Quest'ultima, che nel corso del 2024 ha continuato a colpire le abitazioni di lusso e le proprietà ulteriori rispetto alla prima casa – comprendendo, tra gli altri, uffici, capannoni, negozi e terreni fabbricati – ha fruttato da sola un gettito di circa 23 miliardi di euro. Una quota, questa, che corrisponde al 45 per cento del totale delle imposte patrimoniali prese in esame dallo studio, evidenziando il ruolo preminente del settore immobiliare nel generare risorse per l'erario, le quali, è bene ricordarlo, vengono poi ripartite tra i comuni.

Oltre l'immobile: il prelievo sul risparmio

Accanto alla tassazione degli immobili, che pure rimane la colonna portante di questo sistema, opera un altro meccanismo, spesso percepito come meno invasivo ma ugualmente pervasivo: l'imposta di bollo sulle attività finanziarie. Questo tributo, che colpisce i conti correnti, i depositi titoli e una vasta gamma di strumenti di investimento, costituisce un prelievo annuo certo sulla ricchezza finanziaria dei cittadini. Se ne deduce, pertanto, che la discussione pubblica, la quale tende a polarizzarsi sull'eventualità di una patrimoniale "nuova", rischia di trascurare la consistenza e l'incidenza di quelle già esistenti, le quali, nel loro insieme, continuano a rappresentare un capitolo di entrate fondamentale per il bilancio dello Stato.

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