Masterchef, il dentista Alessandro e le lacrime di Cannavacciuolo: «Quell'augurio mi ha emozionato»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’avventura di Alessandro Segantini tra i fornelli di MasterChef Italia si è conclusa a un passo dalla finale, e il ritorno alla quotidianità, per lui che di professione fa l’odontoiatra, porta con sé il peso di un’esperienza vissuta con intensità e la leggerezza di un sogno accarezzato. Il concorrente, 45 anni, ha raccontato le sensazioni contrastanti di chi lascia la cucina più blindata d’Italia con le mani che ancora tremano per l’adrenalina, ma con il cuore riscaldato da un riconoscimento inaspettato e profondo. Le parole che Antonino Cannavacciuolo gli ha riservato al momento dell’eliminazione, un augurio sincero di vederlo un giorno su un palco della Guida Michelin, rappresentano per lui molto più di un semplice conforto: sono la testimonianza di una stima autentica, capace di andare oltre il giudizio tecnico e di toccare corde più intime. Quelle frasi, così genuine e cariche di umanità, lo hanno emozionato – confessa – perché provenivano da qualcuno che, come pochi, incarna la passione e il cuore della cucina.

Nonostante l’entusiasmo e i complimenti ricevuti, la sua vita, adesso, fa i conti con una realtà fatta di impegni professionali, collaboratori e famiglia. Lo studio dentistico lo attende, e con esso la necessità di mantenere i piedi per terra, sebbene la porta verso nuove possibilità non venga chiusa a doppia mandata. Lui stesso ammette che, qualora si aprissero degli spiragli, li valuterà con attenzione, ma senza fretta e con la consapevolezza di voler fare le cose per bene. La cucina, che per anni è stata uno sfogo e un rifugio personale, continua a rappresentare un amore profondo, un luogo dell’anima in cui isolarsi e prendersi cura degli altri, un sentimento che affonda le radici nell’infanzia e in ricordi semplici ma indelebili. Al rientro a casa, del resto, la prima cosa che ha fatto è stata mettersi ai fornelli per la moglie, preparandole un piatto che l’ha lasciata senza parole, a testimonianza di come quella passione non fosse legata esclusivamente alla competizione.

Intanto, l’attenzione intorno alla trasmissione rimane alta, ma per i fan che speravano di conoscere il vincitore della quindicesima edizione c’è un rinvio. La finale, inizialmente prevista per giovedì 26 febbraio, è slittata: la concomitanza con il Festival di Sanremo, capace di monopolizzare l’intero palinsesto televisivo italiano, ha indotto Sky a una scelta prudente. Evitando lo scontro diretto con la kermesse canora, l’emittente ha preferito non disperdere l’attenzione del pubblico, optando per uno speciale "ponte" in prima serata che racconti i percorsi dei finalisti. Un ragionamento, questo, condiviso anche da Mediaset, che ha parimenti rinunciato a una controprogrammazione aggressiva, presidiando invece il proprio pubblico con appuntamenti consolidati. L’appuntamento con la proclamazione del nuovo MasterChef è dunque stato posticipato al 5 marzo, lasciando gli aspiranti chef e il pubblico con l’acquolina in bocca.

A contendersi il Titolo, in rigoroso ordine di conquista della finale, saranno Carlotta Bertin, venticinquenne di Candelo nel biellese, che ha trionfato nell’esterna al ristorante tristellato Casa Perbellini 12 Apostoli; Dounia, prima a salvarsi nel Pressure Test; e i due Matteo, Canzi e Rinaldi, che hanno dovuto lottare fino all’ultimo step per guadagnarsi l’accesso alla serata conclusiva. Quattro storie, quattro approcci diversi alla cucina e alla competizione, pronti a sfidarsi sotto l’occhio attento dei giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli. La sospensione, imposta dagli ingranaggi del palinsesto, non fa che aumentare l’attesa per una finale che si preannuncia combattuta.

L'esterna stellata che ha deciso le sorti della semifinale

Prima di arrivare alla definizione dei finalisti, la semifinale ha regalato momenti di alto livello culinario, con la tradizionale prova in esterna che quest’anno si è svolta in uno dei templi dell’alta ristorazione italiana. I concorrenti hanno avuto l’onore e l’onere di cucinare a Casa Perbellini 12 Apostoli, ristorante veronese premiato con tre stelle Michelin e guidato dallo chef Giancarlo Perbellini. Una sfida affascinante e complessa, che ha messo alla prova la loro capacità di adattarsi a contesti di pressione estrema e di replicare piatti iconici con precisione millimetrica. Tra tutti, è emersa la figura di Carlotta, giudicata la più puntuale e pulita nell'esecuzione, qualità che le sono valse il primo biglietto per la finale e che l'hanno consacrata come una delle concorrenti più in forma di questa fase decisiva.

Le sfide estreme e l'addio di Alessandro

Il percorso di Alessandro si è interrotto al termine di una puntata ricca di ostacoli, a cominciare dalla Green Mystery Box controllata dalla chef Chiara Pavan, incentrata sul recupero di ingredienti antichi e sulla riduzione degli sprechi energetici. Un’idea, la sua, intitolata "Che gnocco", non è bastata per competere con l'eleganza del piatto di Carlotta, vincitrice della prova. Il vero scoglio è stato però l’Invention Test successivo, dedicato agli ingredienti più estremi al mondo: il bitter melon capitato in sorte ad Alessandro si è rivelato una bestia difficile da domare. Il suo piatto, giudicato il peggiore della sfida, lo ha costretto ad abbandonare il grembiule, non prima di aver ricevuto l’affetto e la stima dei giudici, in particolare di Cannavacciuolo, che non ha nascosto la propria commozione nel vederlo uscire a così poca distanza dal traguardo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.