MasterChef, la sfida per la finale è tra Carlotta, Dounia e i due Matteo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il verdetto della semifinale, andata in onda giovedì 19 febbraio su Sky Uno, ha scolpito nella pietra i nomi dei quattro aspiranti chef che giovedì 5 marzo si giocheranno il Titolo di quindicesimo MasterChef italiano. La scelta di slittare di una settimana l’appuntamento con la finalissima, come riportato da alcune anticipazioni, è stata presa per evitare il sovrapporsi con il Festival di Sanremo, regalando così al pubblico una serata intermedia, prevista per il 26 febbraio, che fungerà da racconto intimo e approfondito delle storie dei finalisti dentro e fuori la masterclass -1. L’emozionante penultima puntata ha costretto Alessandro Segantini e Niccolò Mazzanti a lasciare i grembiuli, decretando l’accesso alla sfida finale per Carlotta Bertin, Dounia Zirari, Matteo Canzi e Matteo Rinaldi -2.
La tensione, in questa fase cruciale del cooking show prodotto da Endemol Shine Italy, ha raggiunto livelli palpabili, con i giudici Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli intenti a scrutare ogni passaggio tecnico e ogni scelta emotiva dei concorrenti. L’ultima prova in esterna si è svolta tra le mura prestigiose del ristorante tre stelle Michelin Casa Perbellini 12 Apostoli a Verona, dove i finalisti hanno potuto misurarsi con i piatti iconici dello chef Giancarlo Perbellini -1. È stato tuttavia il Pressure Test finale a rivelarsi spietato: Niccolò Mazzanti, trentacinquenne di Massa con un passato da elettrotecnico e una grande passione per i funghi e i sapori genuini, non ce l’ha fatta a superare l’ostacolo, nonostante il cuore e la determinazione che lo avevano contraddistinto lungo tutto il percorso -2.
I profili dei quattro finalisti e il duello al femminile
Carlotta Bertin, venticinquenne di Candelo, ha mostrato fin dalle prime battute una grinta notevole; dopo aver abbandonato il liceo e il nuoto agonistico, si dedica oggi alla cucina, alle borse all’uncinetto e agli allenamenti OCR, sognando un home restaurant da condividere con il compagno -10. Dounia Zirari, dall’altra parte, rappresenta una rinascita personale attraverso i fornelli, e il suo percorso è stato segnato da una creatività che a volte, come ha dimostrato in passato con un risotto al plancton giudicato "sporco", ha sconfinato in una tecnica non sempre impeccabile ma istintiva -6-10. Le due donne, secondo le cronache della semifinale, non si sono risparmiate frecciate e sguardi di sfida, dando vita a un duello che ha elettrizzato la tensione della gara, con Carlotta spesso in posizione dominante grazie a una maggiore lucidità e a piatti molto apprezzati dalla giuria -4.
Accanto a loro, Matteo Canzi prosegue il suo cammino con la determinazione di chi segue la propria strada nonostante gli studi intrapresi, mentre Matteo Rinaldi, reduce da una prova incostante che gli era valsa un’ammonizione dei giudici per un piatto non assaggiato, ha recuperato terreno mostrando una solidità che gli ha permesso di strappare il pass per la finale -4-10. Per entrambi, il traguardo rappresenta la possibilità di comunicare se stessi attraverso il piatto, un concetto più volte richiamato dai giudici in questa edizione, desiderosi di assaporare non solo la tecnica ma anche l’anima delle portate.




