Diciassette anni dopo l’ultima volta, Bassano del Grappa ritrova un suo rappresentante nella finalissima di MasterChef Italia.
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sarà la ventottenne Dounia Zirari, operatrice sociosanitaria di origini marocchine ma residente nella città vicentina, a cercare di riportare a casa il Titolo che manca dalla vittoria di Antonio Lorenzon nella nona edizione del talent culinario di Sky. La giovane chef, che ha dovuto superare sulla sua strada non solo le insidie delle prove tecniche ma anche un passato segnato da problemi di salute importanti — tre ischemie che a ventitre anni le hanno fatto dimenticare parte delle lingue che conosceva, costringendola a un percorso di riabilitazione sostenuto dal marito — si giocherà le sue carte nella serata conclusiva di giovedì 5 marzo, quando i fornelli della cucina più famosa d’Italia ospiteranno il quartetto finale composto, oltre che da lei, da Carlotta Bertin, Matteo Canzi e Matteo Rinaldi.
La semifinale e il duello tutto al femminile
La penultima puntata dell’edizione numero quindici, andata in onda giovedì 19 febbraio su Sky Uno e in streaming su NOW, ha regalato agli appassionati del format una serie di emozioni contrastanti, con colpi di scena e piatti che hanno fatto discutere i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli. Il vero cuore pulsante della serata è stato però il confronto serrato tra le due donne rimaste in gara: Carlotta Bertin, venticinquenne di Candelo in provincia di Biella, e Dounia Zirari non si sono risparmiate frecciate e sguardi di sfida, alimentando una tensione palpabile che ha tenuto banco per tutta la durata della trasmissione. Se Carlotta ha incantato la giuria con portate definite impeccabili dalla critica specializzata, la bassanese ha risposto presente con una cifra stilistica contraddistinta da creatività e coraggio, qualità che le hanno permesso di tenere il passo della rivale.
Il verdetto della semifinale ha sancito l’uscita di scena di Alessandro Segantini, il dentista quarantacinquenne che ha dovuto lasciare la Masterclass a un passo dal sogno, e di Niccolò Mazzanti, eliminato al termine di una prova esterna al ristorante tristellato Casa Perbellini 12 Apostoli di Verona con lo chef Giancarlo Perbellini. Per Segantini, che ha confessato di essersi rivisto più volte nel momento dell’addio con le mani tremanti mentre stringeva il grembiule, resterà il ricordo delle parole sincere di Antonino Cannavacciuolo, un gesto che ha scaldato il cuore dell’odontoiatra più di qualsiasi valutazione tecnica sulle sue preparazioni.
I numeri di un’edizione lunga e combattuta
La strada che ha portato Dounia Zirari all’atto finale non è stata priva di ostacoli, e la sua presenza tra i quattro aspiranti chef rappresenta un traguardo importante per la rappresentanza del territorio bassanese. L’ultima volta che un concorrente della città aveva raggiunto questo risultato risale ormai a sei stagioni fa, quando Antonio Lorenzon riuscì nell’impresa di conquistare il titolo. Da allora molte cose sono cambiate nel format, con l’introduzione di prove sempre più complesse e la presenza di ospiti internazionali come lo spagnolo Ángel León, tre stelle Michelin, che nelle puntate precedenti aveva messo alla prova i concorrenti con un risotto al plancton marino.
Nelle ultime battute prima della finalissima, prevista per giovedì 5 marzo in una data slittata di una settimana per evitare la sovrapposizione con il Festival di Sanremo, andrà in onda giovedì 26 febbraio una puntata speciale intitolata “4 storie per la finale”, un appuntamento che consentirà al pubblico di conoscere più da vicino i protagonisti dell’ultima sfida. Sarà l’occasione per approfondire i percorsi personali di Carlotta Bertin, che ha iniziato a cucinare con la nonna Rosaria e sogna di aprire un home restaurant con il compagno, di Matteo Canzi, studente di International Marketing che ambisce a diventare private chef, e di Matteo Rinaldi, laureato in Design della Comunicazione che da ragazzo, come ha raccontato, finiva ai fornelli perché grassottello e quindi isolato dai coetanei.
Le caratteristiche di una finale che si preannuncia equilibrata
I quattro finalisti si presenteranno all’appuntamento con i giudici Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli portando con sé storie diverse e approcci alla cucina talvolta opposti. Dounia Zirari, che da piccola si è avvicinata ai fornelli per cultura, come lei stessa ha spiegato riferendosi al retaggio secondo cui una brava donna deve saper cucinare, ha trasformato la partecipazione al talent in un veicolo per aumentare la propria autostima dopo le difficoltà fisiche degli ultimi anni. Carlotta Bertin, che dopo aver abbandonato il liceo e il nuoto agonistico ha sperimentato diversi lavori prima di approdare in televisione, porta in dote una solida base di ricette tradizionali rivisitate con influenze etniche, in particolare messicane e indiane.
Matteo Canzi, ventitreenne di Molgora nel Lecchese, si distingue per la sperimentazione continua e la capacità di contaminare i piatti con tecniche spagnole e giapponesi. Matteo Rinaldi, coetaneo di Dounia, punta invece sulla comunicazione attraverso il cibo, con l’obiettivo dichiarato di aprire una piccola bakery che possa raccontare la sua visione della pasticceria e della panificazione. Quattro modi diversi di intendere la cucina, quattro storie personali che si incroceranno nella puntata del 5 marzo, quando la giuria dovrà esprimere il giudizio finale su chi tra loro meriti di succedere ad Anna Zhang, vincitrice della scorsa edizione, e di fregiarsi del titolo di nuovo MasterChef italiano.




