La quindicesima edizione di Masterchef Italia incoronerà il suo vincitore tra quattro finalisti, con la bassanese Dounia Zirari tornata a rappresentare la città dopo sei anni dalla vittoria di Antonio Lorenzon.

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il verdetto della semifinale, andata in onda giovedì 19 febbraio su Sky Uno e in streaming su Now, ha ridefinito i equilibri di una competizione che sembrava avere un percorso già scritto, stravolgendo le aspettative del pubblico e degli stessi giudizi di Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli -1-5. L’eliminazione di Alessandro, odontoiatra quarantaquattrenne di Genova considerato tra i favoriti sin dalle prime puntate per la sua tecnica raffinata e la capacità di realizzare piatti di livello stellare, ha aperto le porte a un quartetto di giovani aspiranti chef destinati a sfidarsi giovedì 5 marzo, in una finalissima slittata di una settimana per evitare la sovrapposizione con il Festival di Sanremo -8-9.

La riscossa di Dounia e il percorso netto di Carlotta

Tra i quattro finalisti spicca il nome di Dounia Zirari, ventottenne operatrice sociosanitaria di origini marocchine ma residente a Bassano del Grappa, che riporta la città veneta all'attenzione nazionale a distanza di sei anni dal trionfo di Antonio Lorenzon nella nona edizione -8. Il suo percorso in questa quindicesima edizione è stato tutto tranne che lineare: dopo alcune prove opache, come quella che le valse un cinque in pagella per un risotto al plancton giudicato crudo e "sporco" durante la puntata dedicata allo chef del mare Ángel León, Dounia ha saputo ritrovare la concentrazione nei momenti cruciali -7. Nella semifinale, la cuoca bassanese ha conquistato la Green Pin grazie a una prova di Mystery Box incentrata sul risparmio energetico e la sostenibilità, ottenendo un vantaggio di dieci minuti da utilizzare nelle sfide successive — un margine che potrebbe rivelarsi decisivo nella serata conclusiva -9.

A contendere il Titolo alla ventottenne vi sono Carlotta Bertin, venticinquenne di Candelo, in provincia di Biella, reduce da una prestazione dominante nella semifinale dove il suo piatto «Estate green» — una composizione a base di cipolla all'aceto, zucchine marinate con paccasassi del Conero, susine caramellate e formaggio in acqua di pomodoro con polvere di buccia di cipolla — è risultato il migliore della Green Mystery Box, confermando una crescita tecnica costante che l'ha vista spesso ai vertici delle classifiche informali stilate dalla critica -2-7. Il suo sogno, dichiarato più volte davanti alle telecamere, è quello di aprire un home restaurant insieme al compagno, cucinando per pochi ospiti selezionati e gestendo personalmente la sala -2-8.

I due Matteo e la strategia della competizione

Gli altri due finalisti condividono il nome ma si distinguono per stili e storie personali profondamente diverse. Matteo Canzi, ventitreenne brianzolo studente di International Marketing, ha costruito la sua permanenza nella Masterclass su una discrezione operosa e una concretezza che gli hanno permesso di non sfigurare mai nelle prove più complesse, conquistando tra l'altro una Golden Pin nella puntata dell'8 gennaio grazie a una cottura in crosta d'argilla che aveva impressionato i giudici -3-8. Da sempre appassionato di tecniche internazionali, con un occhio di riguardo per la cucina spagnola e giapponese, il giovane Matteo aspira a diventare private chef, un obiettivo che la vittoria del talent potrebbe trasformare in realtà concreta ben oltre i confini del piccolo schermo -8.

Chiude il quartetto Matteo Rinaldi, ventottenne graphic designer di Boltiere, in provincia di Bergamo, il cui legame con la cucina affonda le radici in una memoria familiare dolorosa: isolato da ragazzo per via del fisico, aveva trovato nei fornelli un rifugio e un modo per occupare il tempo, ereditando la passione dalla famiglia paterna che lavorava nella ristorazione -8. Il suo percorso è stato caratterizzato da una certa incostanza — qualche pagella lo ha giudicato appena sufficiente per alcune prove non perfettamente riuscite — ma anche da una capacità strategica non indifferente, come quando nell'Invention Test riuscì a giocarsi al meglio i vantaggi a disposizione mettendo in difficoltà gli avversari più quotati -7. Il sogno del bergamasco, una volta chiusa l'esperienza televisiva, sarebbe quello di aprire una piccola bakery, un progetto che richiederebbe competenze sia tecniche che gestionali non indifferenti.

Lo slittamento del calendario e l'assenza dei favoriti

La decisione di posticipare la finale al 5 marzo, inizialmente comunicata come una necessità per non entrare in conflitto con la settimana sanremese, ha avuto l'effetto collaterale di dilatare l'attesa per un epilogo che arriva dopo un'edizione segnata da eliminazioni eccellenti -8-9. Prima di Alessandro, a fare le valigie in modo piuttosto sorprendente era stato Matteo Lee, il ventisettenne bolognese di origini cinesi considerato tra i favoriti dalla vigilia, uscito in una puntata che lo vide protagonista in negativo con un risotto troppo unto e un secondo piatto definito "neutro" dai giudici -4-7.

La quindicesima edizione si avvia dunque alla conclusione con quattro giovani che rappresentano territori diversi e storie di vita variegate, dalla rinascita dopo problemi di salute — Dounia a ventitré anni ha superato tre ischemie che le avevano fatto dimenticare gran parte delle lingue conosciute — alla determinazione di chi cerca nella cucina una rivalsa sociale o personale -8. Quella che andrà in scena giovedì 5 marzo, con la conduzione del trio ormai rodato Barbieri-Cannavacciuolo-Locatelli, sarà una sfida aperta a qualsiasi esito, in cui la Green Pin conquistata dalla bassanese potrebbe rappresentare un vantaggio non trascurabile, ma in cui la freddezza di Carlotta, la concretezza di Matteo Canzi e l'astuzia di Matteo Rinaldi promettono di alzare l'asticella della competizione fino all'ultimo minuto di cottura.

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