Omicidio Pusceddu, la svolta delle indagini: quattro arresti tra mandanti ed esecutori materiali
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Redazione Interno
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A distanza di oltre un anno dai fatti, l'ombra che avvolgeva la morte di Marco Pusceddu ha cominciato a diradarsi. Nelle prime ore dell'alba dell'8 settembre 2026, i Carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari in carcere, coordinati dalla Procura di Sassari, portando in cella i presunti responsabili di un delitto che aveva sconvolto il piccolo centro di Buddusò e l'intera rete dei volontari del soccorso in Sardegna.
L'operazione, che ha interessato simultaneamente i comuni di Iglesias, Nuxis e Carbonia, ha permesso di delineare un quadro accusatorio complesso e articolato, restituendo una svolta concreta a un'indagine che sembrava essersi arenata.
I mandanti e il movente sentimentale
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a ordinare l'eliminazione fisica del soccorritore sarebbero stati due conoscenti stretti della vittima, legati da un rapporto sentimentale. Si tratta di Maria Cristina Falchi, 57 anni, originaria di Iglesias, e Ramon Pirosu, quarantacinquenne di Carbonia. A rendere ancora più drammatico il quadro, oltre alla premeditazione, è la natura del legame che univa i due arrestati: Falchi era l'ex compagna di Pusceddu, mentre Pirosu era un suo collega all'interno dell'associazione di volontariato.
La Procura di Sassari ipotizza che alla base del movente vi siano ragioni riconducibili alla sfera personale e ai contrasti nati dalla relazione sentimentale interrotta. La scelta di colpire l'uomo nel luogo in cui operava come volontario, la sede dell'Intervol a Buddusò, e di farlo mentre stava prestando servizio, aggiunge un elemento di efferatezza alla vicenda, trasformando l'agguato in un atto carico di significato e di volontà punitiva.
Il costo dell'omicidio e i presunti esecutori
Per concretizzare il piano, i due presunti mandanti si sarebbero rivolti a un gruppo di esecutori materiali, identificati dai carabinieri in Bronzo Amhetovic, 42 anni, e Dejane Adzovic, 26 anni. L'accusa sostiene che i due abbiano agito come killer a pagamento, ricevendo in cambio dell'omicidio una somma di circa 15.000 euro. La cifra, emersa dalle intercettazioni e dalle risultanze investigative, delinea il contorno di un omicidio su commissione, una circostanza che ha orientato le indagini verso una pista ben diversa da quella di un regolamento di conti improvvisato.
La notte del 7 agosto 2025, Pusceddu fu raggiunto da diversi colpi di pistola mentre si trovava nella sede operativa. Dopo mesi di indagini serrate, che hanno coinvolto più reparti specializzati dell'Arma, è stata recuperata a gennaio 2026 l'arma utilizzata per l'esecuzione dell'agguato. Il ritrovamento dell'ogiva e della pistola ha fornito agli investigatori le prove balistiche necessarie per consolidare il quadro indiziario e procedere con l'emissione delle ordinanze di custodia cautelare.
Le reazioni e il contesto delle indagini
L'arresto dei quattro indagati rappresenta una tappa fondamentale per la giustizia, restituendo un nome ai presunti responsabili di un delitto che aveva scosso profondamente la comunità del volontariato sardo. Marco Pusceddu, 51 anni all'epoca dei fatti e originario di Portoscuso, era un volontario molto conosciuto e stimato per il suo impegno nel soccorso sanitario, un'attività che svolgeva con dedizione e che gli è costata tragicamente la vita. La dinamica dell'omicidio, consumatosi in un luogo di cura e assistenza, ha reso ancor più atroce la vicenda.
Le operazioni dei carabinieri, scattate all'alba, hanno portato all'esecuzione delle misure restrittive nei confronti dei quattro indagati, tutti accusati di omicidio volontario premeditato in concorso. La Procura di Sassari, che ha coordinato le indagini fin dal primo momento, ha potuto contare su un lavoro investigativo minuzioso, durato diversi mesi, che ha incrociato dati telefonici, testimonianze e riscontri materiali per arrivare a configurare le gravi ipotesi di reato che hanno portato agli arresti.
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