Ipertensione non controllata e resistente, i dati a lungo termine su baxdrostat al congresso ESC 2026

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si è chiuso da poco il congresso dell'European Society of Cardiology (ESC) 2026, tenutosi a Monaco di Baviera, e tra i dati più attesi c'erano quelli relativi alla fase open label dello studio di Fase III BaxHTN. A presentarli è stata AstraZeneca, che ha comunicato i risultati relativi all'efficacia e alla sicurezza a lungo termine di baxdrostat, un inibitore selettivo dell'aldosterone sintasi, in pazienti affetti da ipertensione arteriosa non controllata o resistente al trattamento farmacologico.

Una condizione, quest'ultima, che interessa circa un italiano su tre e che rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili per eventi cardiovascolari e renali, come ictus e infarto.

L'effetto antipertensivo si mantiene fino a 52 settimane

I nuovi dati presentati al congresso, come si legge in una nota diffusa dall'azienda, hanno dimostrato che l'effetto antipertensivo di baxdrostat, somministrato al dosaggio di 2 mg, si mantiene stabile fino a 52 settimane di trattamento. Un risultato di rilievo, se si considera che l'ipertensione è una patologia cronica che richiede una gestione terapeutica a lungo termine.

Alla settimana 52, la differenza nella variazione media della pressione arteriosa sistolica, misurata in posizione seduta rispetto al basale, è stata di -12,6 mmHg a favore di baxdrostat rispetto al gruppo di controllo, che riceveva placebo o terapia standard.

Un meccanismo d'azione innovativo per un bisogno clinico ancora insoddisfatto

Baxdrostat si presenta come una molecola dal meccanismo d'azione innovativo, che agisce direttamente sulla sintesi dell'aldosterone, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali e noto per essere uno dei principali responsabili dell'aumento della pressione arteriosa e del danno d'organo correlato. A differenza di altri farmaci che si limitano a bloccarne gli effetti a valle, come i bloccanti del recettore dei mineralcorticoidi, baxdrostat interviene a monte, riducendo la produzione dell'ormone stesso.

Questa peculiarità lo rende un potenziale first-in-class, ovvero il primo rappresentante di una nuova classe terapeutica, in un panorama che, per quanto riguarda il trattamento dell'ipertensione resistente, non vedeva novità significative da oltre vent'anni.

Profilo di sicurezza confermato e coerenza con i dati precedenti

Gli esperti, tra cui Massimo Volpe, presidente della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare e professore emerito all'Università Sapienza di Roma e all'IRCCS San Raffaele, hanno sottolineato come questi risultati non solo confermino la persistenza dell'effetto pressorio nel tempo, ma anche l'importanza biologica dell'aldosterone nelle forme di ipertensione di più difficile gestione. Il profilo di sicurezza di baxdrostat, osservato fino a 52 settimane, è risultato coerente con quanto già emerso a 12 settimane, senza l'emergere di nuovi segnali di allarme clinicamente rilevanti.

Raffaela Fede, direttore medico di AstraZeneca Italia, ha commentato che lo studio BaxHTN rappresenta una grande innovazione per una patologia con un bisogno clinico ancora elevato e insoddisfatto. Le nuove evidenze si aggiungono ai dati dello studio BaxHTN già presentati nel 2025 e pubblicati sul New England Journal of Medicine, che avevano dimostrato una significativa riduzione della pressione sistolica a 12 settimane, consolidando ulteriormente il potenziale di questa nuova opzione terapeutica.

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