L’allarme jet fuel e le strategie europee per non bloccare i voli estate
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Redazione Economia
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La nuova minaccia, per chi ha già prenotato un biglietto aereo pensando alle ferie estive, si chiama “jet fuel” ed è una crisi di carburante che – alimentata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente – rischia di lasciare a terra più di qualche aeromobile. Con lo Stretto di Hormuz di fatto bloccato dalla guerra, l’approvvigionamento di cherosene per l’aviazione civile europea diventa un’incognita logistica non da poco; l’Europa, secondo gli analisti del settore, potrebbe resistere sì, ma solo per un arco temporale limitato, oltre il quale la carenza fisica del prodotto si farebbe sentire nelle stazioni di rifornimento degli scali principali.
Carburante aerei, il rischio concreto per i vacanzieri
La possibilità che un aereo resti a terra non per un guasto tecnico, bensì per l’assenza vera e propria di cherosene, è diventata una circostanza tutt’altro che remota per l’estate alle porte. Le settimane recenti hanno mostrato come le tensioni geopolitiche che scuotono il Medio Oriente stiano colpendo in maniera significativa la filiera del trasporto aereo; negli Stati Uniti, a titolo di esempio, United Airlines ha già annunciato aumenti tariffari compresi tra il 15 e il 20 per cento, accompagnati da una riduzione della capacità di volo pari al 5 per cento per il 2026 – una scelta dettata dalla necessità di compensare l’impennata dei costi legata proprio alla crisi in Medio Oriente.
La smentita dell’allarme: Mazzi e la linea Ue
C’è però chi invita a non farsi prendere dal panico. “Ribadiamo la linea del commissario europeo al Turismo Apostolos Tzitzikostas – ha dichiarato Mazzi, intervenendo sulla questione – non siamo in emergenza, quindi basta allarmismo sulle scorte di carburante per le compagnie aeree”. La stessa fonte ha aggiunto che la situazione viene costantemente seguita, ma ha bacchettato le “notizie esagerate o addirittura false”, quelle che – a suo dire – danneggiano l’Italia più della carenza stessa. “Dobbiamo imparare da Paesi come Francia, Spagna o Germania – ha proseguito – i quali sono attenti a una comunicazione equilibrata e a non generare scenari allarmistici che fanno solo male al turismo”.
Ripercussioni in Europa e strategie per l’estate
Lo scenario delineato da United Airlines, per diversi operatori del comparto, potrebbe avere ripercussioni anche in Europa, sebbene nessuna compagnia del Vecchio Continente abbia per ora annunciato tagli analoghi alla rete. La prospettiva dei rimborsi, per chi si chiedesse cosa convenga fare in vista dell’estate, rimane legata ai regolamenti europei sulla protezione dei passeggeri; quel che appare certo, alla luce delle analisi condotte da scali come quelli gestiti da Toscana Aeroporti a Pisa e Firenze, è che le tensioni internazionali e l’aumento del prezzo del carburante per aerei iniziano a produrre effetti concreti sul trasporto aereo globale. L’allarme rosso per il jet fuel, insomma, non è stato ancora rientrato, ma le strategie comunitarie provano a governarlo senza alimentare ulteriori paure.




