Jet fuel, allarme carburante negli aeroporti del Nord: nave cisterna in ritardo, ma i voli restano regolari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rischio di un'estate complicata per i viaggiatori, già messi alla prova dal continuo rialzo dei prezzi di benzina e gasolio lungo la rete italiana, si arricchisce di un nuovo capitolo legato al trasporto aereo. Mentre le scorte di jet fuel in Europa si sono ridotte a meno di un mese di consumi, una temporanea difficoltà nella fornitura di carburante per aerei ha messo in allerta diversi scali del Nord Italia, tra cui l'aeroporto Marconi di Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso.

Il problema, circoscritto a un imprevisto logistico legato al ritardo di una nave cisterna di Air Bp, è stato finora gestito senza ripercussioni sui voli, ma getta luce sulla fragilità di una catena di approvvigionamento già messa a dura prova dalle tensioni geopolitiche internazionali.

Allarme rientrato al Marconi, ma la vigilanza resta alta

La criticità è emersa quando Air Bp, uno dei principali fornitori di carburante per il settore in Italia, ha comunicato agli scali coinvolti la mancata ricezione delle quantità programmate di jet fuel a causa del ritardo della nave cisterna.

Inizialmente, per lo scalo bolognese era stata valutata l'ipotesi di emettere un Notam – un bollettino aeronautico ufficiale – per limitare il carico di cherosene a non più di duemila litri per i voli con durata inferiore alle tre ore, una misura che avrebbe ridotto l'autonomia dei velivoli a circa due ore di volo. Tuttavia, la decisione finale è stata quella di gestire la situazione direttamente con il fornitore, evitando comunicazioni ufficiali che potessero generare allarmismo tra i passeggeri.

L'aeroporto Marconi ha prontamente rassicurato i viaggiatori, spiegando che il rifornimento degli aerei sarebbe stato dirottato su un altro operatore presente nello scalo, la Carboil, il quale non registrava alcuna criticità e avrebbe garantito la piena operatività. Di conseguenza, non si sono verificate cancellazioni o ritardi significativi, e la situazione è stata monitorata con attenzione, restando confinata a un problema di un singolo fornitore piuttosto che a una carenza generalizzata di carburante.

Le scorte europee sotto pressione e il nodo Hormuz

L'episodio di Bologna non è un caso isolato, ma si inserisce in un quadro europeo di crescente vulnerabilità. Secondo i dati riportati da Reuters, all'inizio di giugno le riserve di jet fuel in Europa ammontavano a circa 38 milioni di barili, una quantità sufficiente a coprire meno di trenta giorni di domanda e decisamente inferiore ai 99 milioni di barili presenti negli Stati Uniti.

A rendere la situazione ancor più precaria è la dipendenza del Vecchio Continente dalle importazioni da raffinerie situate nell'area del Golfo Persico, una dipendenza diventata critica con le difficoltà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, uno snodo da cui transita circa un quinto del petrolio globale e che è stato al centro delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. La società di consulenza Energy Aspects ha stimato per il terzo trimestre un deficit europeo vicino ai 600.000 barili al giorno, proprio nel periodo di massimo traffico turistico, mentre la tregua nella regione resta fragile e gli attacchi tra le parti continuano a mettere a repentaglio la stabilità delle rotte commerciali.

L'Italia tiene, ma la produzione interna non basta

In questo contesto, l'Italia sembra godere di una posizione leggermente migliore rispetto ad altri Paesi europei. Dopo le prime avvisaglie di aprile, quando erano stati segnalati problemi in diversi aeroporti, l'industria nazionale ha reagito aumentando del 10% la produzione di carburante per l'aviazione nei primi quattro mesi dell'anno, riuscendo a soddisfare quasi il 70% della domanda di marzo e aprile grazie alle raffinerie locali.

A giugno, il presidente di Assaeroporti Carlo Borgomeo aveva escluso problemi di disponibilità per il resto del 2026, confidando anche negli arrivi di carburante da Stati Uniti e Turchia che hanno contribuito a ridurre la dipendenza dalle rotte maggiormente esposte.

Tuttavia, il margine di manovra resta limitato: un ulteriore intoppo logistico o una nuova fiammata del conflitto in Medio Oriente potrebbero rapidamente mettere in difficoltà gli scali italiani, motivo per cui la Commissione Europea ha già fatto sapere di tenere pronta una contromisura che prevede il rilascio coordinato delle riserve nazionali in caso di necessità.

Prezzi alla pompa in rialzo, il conto per gli automobilisti

Mentre gli aeroporti monitorano le forniture, gli automobilisti italiani continuano a fare i conti con un caro carburante che non accenna a fermarsi. Le ultime rilevazioni dell'Osservatorio prezzi del Mimit mostrano un incremento costante: domenica 12 luglio la benzina self ha raggiunto una media nazionale di 1,879 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 1,988 euro. Il divario con la rete autostradale si fa sentire, con la verde che tocca 1,969 euro al litro e il diesel che arriva a 2,065 euro.

Sebbene il governo abbia già varato misure per contenere gli aumenti, come il taglio delle accise, le tensioni sui mercati energetici legate all'instabilità internazionale continuano a esercitare una pressione al rialzo sui listini, con il rischio che l'inflazione possa subire una nuova accelerazione.

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