Viaggi, il jet fuel durerà fino a maggio? Tra crollo dei prezzi e paure l’estate 2026 si avvicina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   «Il jet fuel potrebbe finire». Un’affermazione circolata nelle ultime settimane, alimentata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, e che ha gettato nel panico potenziali viaggiatori e operatori del settore. Tuttavia, a fare chiarezza – o almeno a tentare di ridimensionare l’allarme – è Domenico Pellegrino, presidente dell’Associazione Italiana Distribuzione Turistica (Aidit), secondo il quale i rischi di ritrovarsi bloccati chissà dove non sussistono e le vacanze estive non sarebbero a rischio. Il nodo, più che nella reale scarsità di carburante, sembra risiedere nella percezione collettiva del pericolo: una psicosi che sta già producendo effetti tangibili sulle agenzie di viaggio, costrette a fare i conti con disdette, ripensamenti e clienti spaventati.

Il dramma silenzioso delle agenzie: «Famiglie in difficoltà, facciamo gli psicologi»

Massimo Colombo, titolare dell’agenzia Bluvacanze di Varese, non ha usato mezzi termini: «Prima di fare gli agenti di viaggio dobbiamo fare gli psicologi». Un’osservazione che Cesare Foà, titolare di Fancy Tour a Napoli, ha ribadito raccontando le difficoltà quotidiane del proprio lavoro in un clima di incertezza mai sperimentato prima. Le famiglie – spiegano entrambi – temono di perdere i soldi anticipati per le prenotazioni, ma al tempo stesso hanno il terrore di restare bloccate lontano da casa, magari in paesi dove le vie di fuga potrebbero complicarsi. Il risultato? Un’impennata di chiamate, richieste di rimborso e pressioni psicologiche sulle quali gli agenti, spesso impreparati a un simile carico emotivo, devono improvvisarsi ascoltatori e consiglieri. Danni economici per migliaia di euro, sottolineano i due professionisti, con famiglie intere che rinunciano a partenze già programmate per timore di un approvvigionamento insufficiente di cherosene.

Il paradosso delle tariffe: prezzi in picchiata nonostante la crisi

Proprio mentre il settore aereo europeo trattiene il fiato di fronte all’incertezza sullo stretto di Hormuz, accade un fenomeno apparentemente contraddittorio. Per mesi i grandi vettori low cost hanno ripetuto lo stesso mantra: prenotare subito, perché i prezzi dei voli estivi sarebbero aumentati a causa della tensione geopolitica e della conseguente pressione sul costo del carburante. E invece le tariffe stanno scendendo, in alcuni casi addirittura in modo clamoroso, con ribassi che superano il 70 per cento su numerose rotte per l’estate 2026. Un crollo che smentisce le previsioni più catastrofiste e che, paradossalmente, alimenta ulteriori dubbi tra i consumatori: se i biglietti calano così tanto, forse qualcosa non quadra, forse davvero il rischio di restare a terra è concreto. Ma gli operatori più esperti leggono il fenomeno in chiave opposta: le compagnie stanno cercando di stimolare una domanda in forte flessione, abbassando i prezzi per arginare il crollo delle prenotazioni dovuto più alla paura che alla reale indisponibilità di jet fuel.

Uno sguardo oltre l’emergenza: easyJet apre le vendite per la primavera 2027

E proprio mentre si discute se il cherosene durerà fino a maggio, c’è chi guarda già molto più in là. EasyJet ha infatti messo in vendita i voli per la primavera del 2027, con oltre 5,4 milioni di posti disponibili su quasi 30.000 voli da e per l’Italia. Il periodo interessato va dal 22 marzo al 13 giugno 2027: un’apertura così anticipata – che di fatto bypassa l’intera estate 2026 e l’inverno successivo – rappresenta un segnale di fiducia nella tenuta del sistema, o quantomeno una scommessa sul fatto che la crisi dello stretto di Hormuz sarà risolta o aggirata entro quella data. Per i viaggiatori, la mossa della compagnia low cost offre un’opportunità concreta: bloccare tariffe molto basse su tratte nazionali e internazionali, approfittando di un momento in cui la paura ha ridotto la concorrenza sulla domanda. Ma attenzione: nessuno può garantire che tra un anno la situazione sia tornata alla normalità, così come nessuno può escludere che il jet fuel, effettivamente, inizi a scarseggiare già prima dell’estate. Quel che è certo, per ora, è che i prezzi scendono, le agenzie soffrono e i viaggiatori restano sospesi tra il desiderio di partire e il timore di non fare ritorno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.