Ryanair, Easyjet e Ita: la mossa sui costi per resistere alla crisi del jet-fuel

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’estate 2026 si avvicina e, mentre i flussi turistici mostrano una ripresa ormai strutturata dopo gli anni post-pandemici, un’altra variabile si è inserita silenziosamente nei piani di viaggio degli italiani: il costo del carburante per aerei, la cui impennata – conseguenza diretta delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e della chiusura dello stretto di Hormuz – sta riscrivendo i bilanci delle compagnie aeree. Non si tratta, va detto subito, di un’emergenza immediata sulla sicurezza dei voli, tema che gli enti di monitoraggio istituzionale continuano a tenere sotto controllo senza alcuna segnalazione di allarme imminente; ciò che preoccupa gli analisti è piuttosto la catena logistica del cherosene, il cui prezzo ha subito rincari che toccano punte del 100% in alcune rotte europee.

Ryanair, Easyjet e Ita – tre vettori che, per motivi diversi, hanno saputo conquistare fasce di pubblico anche molto distanti tra loro, dai viaggiatori low cost under 30 fino alla Gen Z che ha riscoperto la compagnia di bandiera – si stanno dunque preparando a quella che molti definiscono una “tempesta perfetta”. Da un lato c’è la riduzione delle scorte di jet-fuel nei depositi continentali: l’Europa, per compensare lo stop alle importazioni dal Golfo, ha già iniziato ad attingere alle riserve accumulate, come confermato nell’ultimo incontro delle due task force istituite presso la Commissione europea. Dall’altro lato, le soluzioni alternative individuate nei mesi scorsi stanno progressivamente venendo meno, lasciando i vettori di fronte a una scelta obbligata: assorbire i rincari, ridurre le operazioni o trasferirli sul prezzo finale dei biglietti.

L’impatto del 30% sui costi operativi e i rincari estivi

Secondo le prime stime diffuse nel settore, l’incremento dei costi per le compagnie aeree potrebbe attestarsi intorno al 30% sulla gestione operativa, una percentuale che nessun vettore può permettersi di ignorare senza rivedere le proprie strategie tariffarie. Ecco allora che i biglietti estivi, specialmente sulle rotte a medio raggio, mostrano già un aumento medio del 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: un dato, quest’ultimo, che emerge dalle elaborazioni sui listini attuali e che ha cominciato a far nascere dubbi concreti tra chi sta pianificando una partenza. Ha davvero senso viaggiare in questo scenario? E, soprattutto, cosa accade se la compagnia prescelta non avesse carburante a sufficienza per completare il tragitto?

Carburante e caro voli: la situazione variabile rotta per rotta

Le risposte, per ora, non sono univoche. Analizzando le diverse rotte – come evidenziato anche nella puntata dell’1 maggio di “Numeri”, approfondimento di Sky TG24 – si scopre che l’impatto della crisi del cherosene è estremamente variabile: alcune destinazioni, grazie a contratti di fornitura più lunghi o a scorte locali ancora consistenti, riescono a contenere i rincari; altre, specialmente quelle che dipendevano quasi esclusivamente dal passaggio nello stretto di Hormuz, registrano scatti percentuali che mettono a dura prova la fedeltà dei viaggiatori. I dubbi di chi è in partenza, in un periodo simile, appaiono quindi più che legittimi, ma non si traducono ancora in un calo generalizzato delle prenotazioni.

Le contromisure operative tra scorte in calo e rotte protette

Ryanair ha già avviato una rimodulazione delle frequenze sui voli a minor redditività, mentre Easyjet sta rinegoziando gli accordi con i fornitori di carburante per scaglionare i maggiori costi su più trimestri. Ita, dal canto suo, sta puntando su una razionalizzazione delle rotte a medio raggio, concentrandosi su quelle dove il rapporto tra domanda e disponibilità di cherosene risulta ancora sostenibile. Nessuna delle tre, al momento, ha annunciato tagli lineari alla propria programmazione estiva; ma la riduzione delle scorte nei depositi europei – che procede ormai da settimane – pone un limite naturale alla capacità di tenuta del sistema. La sicurezza dei cieli non è in discussione, e nemmeno lo è l’operatività quotidiana degli scali principali; ma la gestione del carburante è diventata, per chi governa i flussi aerei, il vero banco di prova dell’estate 2026.

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