Emergenza carburante, il settore aereo si prepara a un’estate di tagli e rincari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il jet fuel, quel cherosene senza il quale le turbine non si accendono nemmeno per un decollo di corto raggio, sta diventando un bene potenzialmente scarso agli occhi dei vettori europei. La chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta dell’escalation militare in Medio Oriente, ha messo in ginocchio le catene di approvvigionamento tradizionali, costringendo le compagnie a correre ai ripari con piani B e C che nessuno, fino a un mese fa, aveva nemmeno immaginato di dover tirare fuori dal cassetto. Non si tratta, al momento, di un allarme immediato con cancellazioni di massa all’orizzonte, ma la sostanza è oggettivamente preoccupante: il problema non è soltanto il prezzo, che come vedremo ha subito un’impennata storica, ma la disponibilità fisica del prodotto negli hub di stoccaggio. L’Europa, dipendente per una quota compresa tra il 25 e il 30% delle proprie necessità proprio dall’area del Golfo, si trova ora a fare i conti con la fragilità di una logistica che si dava per scontata.

Le scorte garantite fino a fine maggio e la mappa delle criticità italiane

La fotografia scattata nelle ultime ore racconta di un sistema in equilibrio instabile. Da una parte, i vertici di Ryanair, colosso della low cost, hanno confermato che i fornitori attuali riescono a garantire le operazioni regolari solo fino a metà o fine maggio. In una nota diffusa proprio il 7 aprile, la compagnia irlandese ha chiarito che se la guerra dovesse concludersi presto, le forniture torneranno alla normalità, ma se la chiusura dello Stretto dovesse protrarsi fino a giugno, non si possono escludere rischi concreti per diversi aeroporti europei. Dall’altra, il fronte italiano mostra già i primi segni di usura. Josef Gostner, presidente di SkyAlps, la compagnia altoatesina che opera con i Dash a turboelica collegando una ventina di città europee, ha voluto rassicurare i passeggeri: "I voli continuano regolarmente ma la situazione è in costante evoluzione per motivi di forza maggiore".

Tuttavia, la calma apparente nei comunicati stampa contrasta con i bollettini ufficiali alla navigazione. Nei giorni scorsi, diversi scali del Nord Italia – tra cui Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna – hanno emesso NOTAM (avvisi ai piloti) che impongono un razionamento del rifornimento. La priorità viene data ai voli di Stato, alle ambulanze e alle rotte superiori alle tre ore; per tutti gli altri, il cherosene è contingentato. In casi limite come Venezia e Treviso, il limite per aeromobile è stato fissato in 2.000 litri, una quantità che un Airbus A320 consumerà in meno di sessanta minuti di volo, rendendo di fatto impossibili le tratte medio-lunghe senza scali tecnici intermedi.

Prezzi record e l’incognita dei costi sui biglietti già acquistati

Il meccanismo di trasmissione della crisi è spietato e segue le leggi base del mercato. Il costo del carburante incide per una fetta compresa tra il 20 e il 35% sui conti operativi di un vettore. Con il conflitto in corso, il prezzo del jet fuel nei mercati del nord Europa ha letteralmente raddoppiato in poche settimane, toccando quota 1.840 dollari per tonnellata metrica il 3 aprile, un valore che definire "record" è persino riduttivo data la rapidità della salita. Questa dinamica costringe le compagnie a scaricare gli extra-costi sul cliente finale, in un modo o nell’altro. Michael O’Leary, il vulcanico amministratore delegato di Ryanair, ha già avvertito che le tariffe estive subiranno un incremento significativo rispetto all’anno precedente, per compensare i minori hedging (coperture) che non proteggono più come un tempo dai picchi improvvisi.

Per chi ha già prenotato una vacanza, la situazione è particolarmente insidiosa. La Federconsumatori, che ha predisposto un piccolo decalogo proprio in queste ore, mette in guardia i viaggiatori: i voli sono a rischio cancellazione o rincaro, e chi si vede cancellare il volo ha diritto al rimborso integrale del biglietto o a un volo alternativo, anche se in uno scenario di carenza diffusa di carburante, trovare un posto su un altro aereo potrebbe rivelarsi un’impresa complicata. L’associazione raccomanda di conservare ogni ricevuta e comunicazione della compagnia, di non accettare voucher se si preferisce il denaro contante, e di stipulare un’assicurazione di viaggio leggendo però le clausole con attenzione, perché non tutte coprono i casi di "guerra" o "forza maggiore".

I piani di contingency delle flotte tra riduzioni e razionamenti

Sul fronte industriale, la macchina dei piani B è già in moto. La Lufthansa, stando a quanto riportato da fonti specializzate, sta valutando la possibilità di immobilizzare fino al 5% della propria flotta, una misura drastica che ridurrebbe l’offerta di posti per liberare riserve di carburante o per adeguare i consumi alle scorte disponibili. Non si tratta solo di una questione europea: la SAS ha già cancellato circa mille voli e la Air France-KLM prepara scenari di emergenza simili. La guerra in Medio Oriente ha bloccato il passaggio delle petroliere, ma ha anche riaperto vecchie ferite strutturali.

Il problema di fondo, che nessuna transizione ecologica potrà risolvere in queste ore convulse, è che l’alternativa al cherosene fossile non esiste ancora su vasta scala. Il Sustainable Aviation Fuel (SAF) – il carburante sostenibile che Bruxelles vorrebbe obbligatorio al 2% già dal 2025 e al 6% entro il 2030 – rappresenta ancora una frazione infinitesimale del totale (lo 0,3% globale nel 2024) e costa tra il 190% e il 500% in più rispetto al kerosene tradizionale. In un contesto di scarsità fisica, le pressioni sui governi nazionali e sulle istituzioni europee affinché allentino i vincoli o rimodulino le tratte sono fortissime, anche se per ora le dichiarazioni ufficiali si limitano a invitare alla calma e a ridurre gli spostamenti non essenziali. Per gli aeroporti italiani come Reggio Calabria e Pescara, che hanno già segnalato limitazioni analoghe a quelle del Nord, la Pasqua e l’inizio dell’estate rappresenteranno il primo vero banco di prova della resilienza logistica europea.

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