5, il nuovo album delle Bambole di Pezza: un Titolo che è un manifesto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un numero, in questo nuovo capitolo discografico, che funge da sintesi perfetta: cinque. Cinque come le musiciste che compongono la formazione attuale delle Bambole di Pezza, cinque come i dischi pubblicati in una carriera costruita lontano dai riflettori patinati prima di approdare, con “Resta con me”, al palco dell’ultimo Festival di Sanremo. Uscito il 27 marzo per Emi/Universal Music, disponibile sia in cd che in vinile, “5” si propone come un equilibrio instabile – così almeno viene definito il senso di un’identità collettiva che ha trovato nella durata e nella resilienza la propria cifra distintiva, lontana dalle logiche della musica “precotta” con una data di scadenza che spesso caratterizza il panorama contemporaneo.

L’unità come atto di resistenza (e la querelle sanremese)

L’essenzialità del titolo non è solo un esercizio di stile, ma racchiude una fase artistica in cui il gruppo intende ribadire la forza del legame interno. Se il passaggio sanremese ha portato con sé una maggiore esposizione mediatica, ha anche alimentato un dibattito – che le dirette interessate non hanno eluso – intorno alla parità di genere e alla presunta fragilità dei gruppi femminili. “Dividerci? Sono invidiosi”, hanno dichiarato in occasione della presentazione, trasformando quella che poteva essere una semplice battuta in un’analisi più profonda. La loro risposta, del resto, non è affidata a proclami, ma a un’idea di esempio concreto: “Noi lo facciamo attraverso la nostra musica e portando avanti un esempio di donne che sanno cosa vogliono, stanno insieme. Essere unite tra donne dice forse più l’esempio di esserlo che nel parlarne”. Un approccio, questo, che ribalta la narrazione della rivalità spesso associata al mondo femminile per trasformarla in una dichiarazione di intenti squisitamente pratica.

Rock, glitter e la svolta della professione

Musicalmente, “5” si muove tra rock, glitter e un certo disincanto, ma la sostanza, per chi segue la band da tempo, risiede altrove. Il disco rappresenta una svolta esistenziale oltre che artistica: dopo anni passati a conciliare la passione per la musica con lavori paralleli – raccontati da Dani, fondatrice insieme a Morgana, attraverso episodi che profumano di rock autentico come caricare gli amplificatori in treno o girare con una Panda scassata per suonare nei posti più scalcinati – le Bambole di Pezza diventano finalmente musiciste di professione a tutti gli effetti. Questa transizione, che per molti gruppi rappresenta il traguardo, per loro è la premessa necessaria per realizzare un lavoro che non concede spazio a compromessi. La credibilità, in questo caso, non è un aggettivo sbandierato, ma una conquista sedimentata in decenni di concerti e in una resilienza che il mercato discografico, spesso attratto dall’effimero, fa fatica a classificare.

Un’identità collettiva oltre le mode

La narrazione che accompagna l’uscita di “5” insiste su un concetto apparentemente fuori moda: la caparbietà. In un’epoca in cui i prodotti musicali vengono confezionati con una rapidità che ne decreta spesso l’obsolescenza, la band milanese rivendica una lentezza costruttiva, quella che permette di trasformare un gruppo di amiche in una realtà solida. Il titolo, proprio nella sua essenzialità, funge quasi da architrave: non c’è bisogno di slogan quando il percorso parla da sé. Le cinque componenti, che firmano un album in cui la parità di genere diventa un sottotesto naturale piuttosto che un tema retorico, dimostrano come l’identità di band possa sopravvivere alle mode se sorretta da un lavoro continuo. Sanremo 2026, con “Resta con me”, ha rappresentato la vetrina più ampia, ma per la band quella data non è un punto di arrivo bensì la conferma di un metodo: suonare davvero, ovunque, con mezzi di fortuna se necessario, mantenendo intatta la propria cifra stilistica.

Dalla Panda scassata al palco dell’Ariston

Se c’è un filo rosso che lega i primi passi della band alla pubblicazione di “5”, questo è fatto di coerenza e di una certa idea di rock che non disdegna il glamour ma ne rifiuta la superficialità. I racconti di Dani e Morgana, che rievocano le trasferte in treno con gli amplificatori al seguito, restituiscono l’immagine di un gruppo che ha costruito il proprio seguito sudata, tappa dopo tappa, nei club più scomodi. Quella stessa energia, ora riversata in un prodotto curato nei dettagli (la pubblicazione su Emi/Universal ne è la conferma), è ciò che permette di ascoltare “5” non come un’opera che nasce dal nulla, ma come la naturale evoluzione di un percorso. L’equilibrio instabile evocato dal titolo, del resto, è forse la condizione più autentica per chi decide di fare musica senza concessioni: un equilibrio che le Bambole di Pezza hanno imparato a governare con le mani callose di chi ha suonato per anni nei posti più scalcinati e oggi porta quella stessa energia su un palco come quello dell’Ariston, senza smarrire il proprio sguardo.

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