Il ritorno del rock al femminile: le Bambole di pezza e quel brano contro la violenza sulle donne

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Da donna devi fare il triplo per essere presa sul serio». A dirlo, con una franchezza che non ammette mezze misure, è una delle componenti delle Bambole di pezza, il gruppo milanese che dopo il passaggio al Festival di Sanremo 2026 – dove si è piazzato al tredicesimo posto con “Resta con me” – continua a rivendicare un posto che non dovrebbe nemmeno essere negoziato. Eppure, lo è. Perché la loro stessa esistenza sul palco dell’Ariston rappresentava un’anomalia statistica: prima volta per una band interamente al femminile nella storia della kermesse. E loro, cinque musiciste che non si sono certo fermate alla polemica, hanno trasformato quell’eccezione in un punto di partenza.

Il disco ‘5’ e la sfida della parità nel mondo della musica

«Nel disco c’è la nostra diversità», spiegano, mentre presentano il nuovo album ‘5’ (Emi/Universal Music) all’Hard Rock Cafè di Milano. Un Titolo che è quasi un ossimoro: essenziale come un pugno, eppure denso di significati. Cinque come le componenti, cinque come i lavori pubblicati. Ma a emergere, tra i brani, non è solo la volontà di “riportare in auge il rock” – obiettivo dichiarato – quanto un pezzo specifico dedicato alla violenza sulle donne. Un tema che, nelle loro parole, non diventa mai slogan. Piuttosto, si incarna in una memoria collettiva fatta di porte chiuse in faccia. «Ci ricordiamo ancora quei proprietari di locali che quando ci proponevamo erano dubbiosi: “tanto non riempite”... e poi si trovava il posto pieno». La vittoria, in quei casi, era silenziosa ma inequivocabile.

Stridono ancora le donne che suonano: il pregiudizio sul palco

Stridono sempre un po’, le donne che suonano. Sembrano una novità, più spesso un’anomalia. Perché il mainstream non è abituato a vederle se non come interpreti o soliste: nel pop, le girl band hanno avuto una vita intensa ma breve (le Spice Girls, capostipiti, non hanno lasciato eredi); nel rock, sono rimaste ai margini persino quando hanno sfiorato il successo globale, come nel caso delle Hole. Ecco, le Bambole di pezza quel solco lo scavano con gli strumenti in mano. «Ma quale sesso fragile», ribattono senza troppi giri di parole, «siamo vetri antiproiettile». Una frase che pesa, e non solo metaforicamente, in un’epoca in cui la presidenza Trump – tornato alla Casa Bianca – ha rimesso al centro del dibattito pubblico certi archetipi di mascolinità e potere che il gruppo contesta con la chitarra, non con il pamphlet.

La chitarra rosa di Van Halen e il reggiseno di Cher: i cimeli di una battaglia culturale

La chitarra rosa di Van Halen o quella rossa di Chuck Berry? Sicuramente il reggiseno in pizzo bianco di Cher. Le Bambole di pezza hanno le idee chiare sul cimelio musicale che porterebbero volentieri a casa dall’Hard Rock Cafè di Milano. Non è nostalgia, è un modo per riappropriarsi di una iconografia tradizionalmente maschile e rilanciarla al femminile. «Il femminismo serve ancora», affermano senza esitazione. E il dibattito sulla parità di genere, innescato da una loro dichiarazione diventata virale – “Non vogliamo potere in casa, lo vogliamo fuori” – non si è spento con i riflettori del Festival. Anzi, quell’invito a uscire dagli spazi domestici per occupare quelli pubblici (palchi, studi di registrazione, direzioni artistiche) è il motore di ‘5’. Un album che non chiede permesso.

Dopo Sanremo, il tatuaggio di Carlo Conti e la scommessa mantenuta

C’è anche un dettaglio quasi ironico, in questa storia. Sul braccio della cantante Cleo campeggia ora il tatuaggio del volto di Carlo Conti. «Era il pegno per una scommessa sul fatto che saremmo state prese: mantengo la parola data». Un gesto personale, certo, ma che racconta bene il clima di diffidenza iniziale: dovevano dimostrare di “riempire”, di essere credibili, di non essere un esperimento da salotto. E invece, il locale pieno è arrivato, così come l’album e la consapevolezza che la strada è ancora lunga. «Obiettivi: riportare in auge il rock e le band, e combattere il patriarcato. Da raggiungere, magari, insieme». Le Bambole di pezza non si fanno illusioni. Sanno che stridono ancora, e forse proprio quello stridio è il loro suono più autentico.

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