Juventus, la panchina di Spalletti scricchiola dopo il tonfo con la Lazio
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Redazione Sport
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Undici punti in sette giornate, un ritardo di otto lunghezze dalla vetta e una squadra che allo Stadium si è sciolta sotto i fischi dei propri tifosi. La sconfitta per 0-3 contro la Lazio ha lasciato strascichi pesanti in casa Juventus e ha riacceso i riflettori sul futuro di Luciano Spalletti, arrivato a Torino poco meno di un anno fa con il mandato di riportare i bianconeri ai vertici del calcio italiano.
I numeri di un avvio da incubo
Il confronto con il recente passato non sorride all’allenatore toscano. Nella scorsa stagione, dopo sette turni di campionato, la Juventus guidata da Igor Tudor aveva raccolto dodici punti, uno in più rispetto all’attuale bottino, e accusava un distacco dalla prima posizione dimezzato rispetto a quello odierno. Fu proprio una sconfitta contro la Lazio, seppur maturata all’Olimpico, a decretare l’esonero del tecnico croato all’ottava giornata, con la squadra che si trovava in quel momento al settimo posto in classifica.
Oggi la posizione è addirittura peggiore, con i bianconeri scivolati all’ottavo posto e un attacco che fatica tremendamente a trovare la via della rete: i gol segnati sono appena nove, un dato che colloca il reparto offensivo juventino al decimo posto della Serie A, al pari di formazioni come Lecce, Udinese e Monza.
La fiducia della proprietà e i contorni del contratto
Nonostante il momento delicato, l’esonero non appare come una decisione imminente. La dirigenza, con l’amministratore delegato Giovanni Carnevali in prima linea, ha più volte ribadito la volontà di proseguire con Spalletti, definendolo un tecnico straordinario e sottolineando la necessità di dare continuità a un progetto tecnico che va oltre i singoli risultati.
Il rapporto tra l’allenatore e la proprietà, in particolare con John Elkann, resta solido: fu proprio la famiglia a volere fortemente il rinnovo di contratto firmato nella primavera scorsa, un accordo che lega Spalletti alla Juventus fino al 30 giugno 2028 con un ingaggio sensibilmente ritoccato verso l’alto rispetto alle condizioni iniziali.
Le scelte in campo e le assenze
Sul piano tecnico, le difficoltà della Juventus affondano le radici in una serie di problematiche che vanno oltre il semplice risultato. La mancanza di un’identità di gioco definita è stata sottolineata da più parti, con la squadra che alterna momenti di buona fattura a prestazioni opaque e prive di mordente.
A ciò si aggiunge una gestione delle risorse umane resa complicata da un’infermeria affollata: già nel mese di settembre Spalletti aveva dovuto fare i conti con sette giocatori indisponibili, situazione che lo aveva costretto a continue variazioni di formazione e a rinunciare a pedine importanti nel suo scacchiere. La sensazione, osservando le ultime uscite, è che il gruppo abbia smarrito quella compattezza e quella cattiveria agonistica che erano state la base dei risultati positivi ottenuti in avvio di stagione.
Lo spettro di un nuovo ribaltone
Il nome che circola con insistenza per un eventuale dopo-Spalletti è quello di Antonio Conte, legato alla Juventus da un passato da capitano e da tecnico vincente. La suggestione di un ritorno dell’attuale allenatore del Napoli, tuttavia, resta per ora confinata al terreno delle ipotesi, alimentata più dal malcontento dell’ambiente che da concrete mosse di mercato.
La società, dal canto suo, continua a professare calma e a ribadire che la valutazione del lavoro di Spalletti non può prescindere da un quadro complessivo che include il pesante ridimensionamento economico e le difficoltà strutturali ereditate dalle gestioni precedenti. Il ciclo di partite che attende i bianconeri prima della sosta di novembre rappresenta, in ogni caso, un banco di prova decisivo per comprendere se la fiducia accordata all’allenatore troverà conferma nei fatti o se la pazienza della dirigenza sia destinata a esaurirsi.
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