Juventus, la panchina di Spalletti scricchiola dopo il 3-0 con la Lazio: i numeri peggiori di un anno fa

Juventus, la panchina di Spalletti scricchiola dopo il 3-0 con la Lazio: i numeri peggiori di un anno fa
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Undici punti in sette giornate, un distacco di otto lunghezze dalla vetta e la sensazione netta che il progetto tecnico non abbia prodotto la svolta sperata. La Juventus esce dal campo dell’Allianz Stadium con il peso di una sconfitta per 3-0 contro la Lazio che va oltre il semplice risultato: a pesare sono l’atteggiamento dimesso, la mancanza di reazione e una identità di gioco che sembra essersi dissolta proprio nel momento in cui la stagione entrava nel vivo.

La panchina di Luciano Spalletti, fino a poche settimane fa considerata un punto fermo dalla dirigenza, torna così al centro delle discussioni e dei fischi che hanno accompagnato il triplice fischio finale.

Il confronto impietoso con la gestione Tudor

A rendere la posizione del tecnico toscano ancora più delicata è il paragone con quanto accaduto appena dodici mesi prima. Nella scorsa stagione, dopo la settima giornata, la Juventus affidata a Igor Tudor aveva raccolto dodici punti, uno in più rispetto agli attuali, e accusava un ritardo dalla prima posizione dimezzato rispetto a quello odierno. Fu proprio una sconfitta contro la Lazio, seppur maturata all’Olimpico e all’ottava giornata, a segnare la fine dell’esperienza del tecnico croato sulla panchina bianconera.

Oggi il copione sembra ripetersi con una crudezza maggiore, perché il ko contro i capitolini è arrivato tra le mura amiche e con un passivo che non ammette repliche, alimentando il sospetto che la cura Spalletti non abbia inciso in profondità sulle carenze strutturali della squadra.

Le parole del tecnico e la frattura con lo spogliatoio

Spalletti, costretto a seguire la gara dalla tribuna per squalifica, non ha cercato alibi nella conferenza stampa successiva al match. Ha parlato della necessità di auto-analizzare il rapporto con i propri calciatori, ammettendo di essere rimasto sorpreso da una prestazione al di sotto di ogni aspettativa. «Devo capire che rapporto ho con la squadra» è la frase che ha gelato l’ambiente, perché tradisce un dubbio profondo sulla tenuta del gruppo e sulla capacità del tecnico di farsi ancora seguire.

A questo si aggiungono le frizioni emerse pubblicamente, con il capitano Bremer che ha parlato di responsabilità collettive e la replica dello stesso allenatore sulla necessità che nessuno si chiami fuori dall’analisi di una débâcle tanto netta.

La posizione della società e il nodo del contratto

Nonostante il momento di crisi, filtra una sostanziale prudenza da parte della dirigenza. L’amministratore delegato Giovanni Carnevali ha più volte ribadito la fiducia in Spalletti, definendolo un allenatore di primo livello e spiegando che un ulteriore cambio in panchina non rientra nella strategia del club. Il tecnico ha un contratto fino al 30 giugno 2028, firmato nello scorso aprile con un ingaggio rivisto al rialzo, e la proprietà aveva individuato in lui il perno attorno a cui ricostruire dopo l’addio di figure dirigenziali importanti.

Il nodo, però, non è soltanto economico: il rischio di mancare per il secondo anno consecutivo la qualificazione alla Champions League rappresenta un’ipoteca pesante sul futuro, e il prossimo ciclo di partite, fino alla sosta di novembre, viene indicato come il banco di prova decisivo per stabilire se la fiducia possa reggere o se sia necessario un nuovo scossone.

Il ritorno di fiamma per Antonio Conte

Sullo sfondo torna con insistenza il nome di Antonio Conte, legato alla Juventus da un passato da capitano e da allenatore capace di inaugurare un ciclo vincente. La sua attuale condizione di allenatore senza contratto alimenta le voci di un possibile ritorno alla Continassa, nonostante la società abbia smentito l’esistenza di contatti per una successione immediata.

L’ipotesi di un subentro in corsa resta per ora confinata al terreno delle indiscrezioni, ma è evidente che la figura di Conte eserciti una forte attrazione su una parte dell’ambiente, stanca di assistere a un’altra stagione iniziata sotto il segno dell’incertezza. La dirigenza continua a sostenere pubblicamente l’attuale allenatore, consapevole che l’ennesima rivoluzione tecnica a stagione in corso comporterebbe costi sportivi ed economici difficilmente sostenibili.

I numeri di una crisi che affonda le radici lontano

Al di là delle dichiarazioni e delle smentite, sono i dati a delineare la portata del momento attraversato dai bianconeri. La squadra ha segnato nove reti in sette partite, un bottino che la colloca nelle zone basse della classifica degli attacchi, mentre il passivo di otto gol subiti racconta di una fase difensiva tutt’altro che granitica. Il quarto posto dista quattro punti, un margine recuperabile sulla carta ma che appare sempre più ampio se rapportato alla qualità delle prestazioni offerte.

La sensazione, confermata dalle parole dello stesso Spalletti, è che il problema non sia soltanto tattico ma riguardi la tenuta emotiva e la capacità di reagire alle difficoltà, aspetti sui quali il tecnico dovrà lavorare immediatamente per evitare che la stagione scivoli via prima ancora di entrare nella sua fase decisiva.

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