Truffa dei lingotti d'oro, a Milano il processo per la Global Group Consulting
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Redazione Economia
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Un sistema fraudolento, che prometteva rendimenti elevatissimi e si reggeva sulla presunta sicurezza dell'oro, ha portato alla luce una truffa colossale da novanta milioni di euro, ai danni di migliaia di risparmiatori in tutta Italia, molti dei quali residenti nel Nord Est. La Global Group Consulting, organizzazione con base in provincia di Treviso, si presentava come una società di consulenza attiva nella raccolta fondi, negli investimenti in lingotti e nel commercio di apparecchiature sanitarie, proponendo ai clienti di aderire a un pacchetto di investimento con un capitale iniziale. Ai potenziali investitori, che in gran numero hanno creduto a queste lusinghiere opportunità, veniva prospettato l'acquisto di dispositivi medicali da rivendere nei Paesi in via di sviluppo con profitti dichiarati, in modo del tutto irrealistico, fino al trecento per cento.
Il meccanismo della garanzia fasulla
Il cuore dell’inganno, che ha convinto molte persone a fidarsi, risiedeva nella garanzia offerta: l'azienda assicurava rendimenti fino al quattro per cento, coprendo l’investimento con lingotti d’oro fisici che, tuttavia, venivano fatti lasciare in deposito presso la società stessa. Questo meccanismo, che in apparenza sembrava eliminare ogni rischio, si è rivelato in realtà la base di una truffa preordinata, come sostiene la procura, la quale ha ricostruito un quadro in cui i beni promessi spesso non esistevano nemmeno. Tra le migliaia di persone che hanno visto svanire i propri risparmi, si contano anche tre risparmiatori di Messina, i quali, assistiti dal legale Pietro Ruggeri, figurano tra le duemilaquattrocentosessantanove parti civili costituitesi nell’udienza preliminare celebratasi dinanzi al giudice dell’udienza preliminare di Milano.
L’avvio del processo e le parti lese
Il procedimento penale, che vede imputate cinque persone per la vicenda che ha coinvolto complessivamente oltre cinquemila clienti, è entrato in una fase cruciale. All’udienza, tenutasi ieri, hanno partecipato in molti, tra cui una famiglia messinese – composta da madre, padre e figlio – rovinata dall’investimento fallace e ora parte civile in un processo che conta complessivamente circa milleduecento vittime riconosciute. Le indagini, condotte con attenzione per evitare di aggiungere ulteriore sofferenza a chi ha già subito un danno economico così ingente, hanno delineato un modus operandi preciso, attivo tra il 2019 e il 2024, periodo in cui gli investitori hanno sottoscritto contratti i cui frutti non si sono mai materializzati.
La geografia del danno economico
La mappa dei danneggiati, che sperano di ottenere un risarcimento attraverso il percorso giudiziario, si estende ben oltre il Triveneto, toccando anche province come quelle di Trento e Bolzano. Nell’udienza del 3 ottobre, infatti, si sono costituiti parte civile più di milleduecento risparmiatori, tra i quali spiccano circa duecento trentini e poco più di un centinaio di altoatesini; costoro, che hanno affidato i propri capitali alla società credendo nella solidità dell’oro, oggi attendono che la giustizia faccia il suo corso. L’inchiesta, i cui sviluppi sono seguiti con apprensione, procede senza sosta, concentrandosi sulla ricostruzione minuziosa di ogni passaggio operativo posto in essere dall’organizzazione.




