Trump impone nuovi dazi sui lingotti d’oro e rilancia la guerra commerciale
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Redazione Esteri
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Mentre i mercati finanziari cercano di assorbire l’impatto delle ultime misure protezionistiche, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo che impone tariffe del 15% sui lingotti d’oro da un chilogrammo, spingendo il prezzo dei future oltre i 3.500 dollari. Una mossa che, se da un lato rafforza la politica economica dell’"America First", dall’altro rischia di innescare una spirale di ritorsioni da parte dei partner commerciali, già alle prese con aliquote mediamente salite al 18% sulle esportazioni verso gli Usa, come rilevato dal Budget Lab di Yale.
L’effetto a catena di queste misure non si limita ai metalli preziosi. Secondo il New York Times, che ha analizzato i dati dello studio, l’aumento dei dazi – cresciuti del 2,4% da gennaio – peserà sui consumatori statunitensi, costretti ad affrontare rincari in settori chiave come l’agroalimentare, l’abbigliamento e l’automotive. Un scenario che, sebbene volto a proteggere gli interessi nazionali, finisce per colpire proprio chi quelle misure avrebbero dovuto tutelare.
La situazione si complica ulteriormente sul fronte delle relazioni con l’Unione europea, dove l’accordo raggiunto il 27 luglio tra Ursula von der Leyen e Trump attende ancora la ratifica formale. Nonostante i toni concilianti delle ultime settimane, l’incertezza regna sovrana: il documento firmato dal presidente americano, infatti, non ha valore vincolante senza una dichiarazione congiunta. Intanto, Bruxelles minaccia di rispondere con dazi del 15% su tutti i beni statunitensi, aprendo così un nuovo fronte in quella che sembra ormai una guerra commerciale senza esclusione di colpi.
Tra i 92 Paesi coinvolti nelle nuove sanzioni doganali, molti stanno valutando contromisure, mentre gli analisti avvertono che l’instabilità delle aliquote – soggette agli umori della Casa Bianca – rischia di destabilizzare ulteriormente i mercati. Senza contare che, come dimostra il caso dei lingotti d’oro, anche materie prime e beni rifugio non sono al sicuro dalle oscillazioni imposte da questa politica.




