Trump impone dazi sull’oro svizzero: il mercato trema e le tensioni diplomatiche si acuiscono
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Redazione Economia
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Non è solo una questione di acciaio, alluminio o prodotti agricoli. La nuova frontiera della guerra commerciale scatenata da Donald Trump ha un bersaglio inaspettato: l’oro, da sempre considerato il bene rifugio per eccellenza. La decisione della Casa Bianca di applicare dazi del 39% sulle importazioni di lingotti da un chilo e 100 once ha scosso i mercati, facendo schizzare i prezzi e costringendo alcune raffinerie svizzere a sospendere le spedizioni verso gli Stati Uniti. Una mossa che, sebbene apparentemente tecnica, rischia di ripercuotersi ben oltre i confini del settore finanziario.
La Svizzera, principale produttrice mondiale di lingottini da un chilo, si trova ora in una posizione delicata. Le raffinerie elvetiche, che da anni riforniscono istituzioni e investitori privati, devono fare i conti con un repentino aumento dei costi, mentre gli operatori di mercato attendono chiarimenti sull’ordine esecutivo che formalizzerà la misura. Quello che Trump definisce un intervento per "proteggere l’industria americana" viene percepito da Berna come un attacco diretto, capace di alterare gli equilibri commerciali e minare la fiducia in uno dei simboli della stabilità economica globale.
Le ripercussioni, però, non si limitano alla Confederazione. L’India, tra i maggiori importatori di oro al mondo, ha smentito con fermezza voci di ritorsioni contro le esportazioni statunitensi, comprese quelle nel settore aeronautico e militare. Tuttavia, fonti vicine al governo di Nuova Delhi lasciano trapelare malumori, sottolineando come la mossa di Washington possa complicare ulteriormente rapporti già tesi su altri fronti. Analoghe preoccupazioni arrivano dal Brasile, dove il presidente Lula tenta di contenere i danni, cercando di evitare un’escalation che penalizzi gli scambi bilaterali.
L’oro, dopo anni in cui sembrava relegato a ruolo secondario, è tornato al centro delle strategie geopolitiche. Banche centrali e governi lo accumulano come garanzia contro l’instabilità monetaria, mentre il suo valore riflette le tensioni tra potenze. I dazi statunitensi, sebbene circoscritti a una specifica tipologia di prodotto, rischiano di accelerare questa tendenza, spingendo alcuni Paesi a diversificare ulteriormente le riserve o a cercare alternative al dollaro.




