Notte di missili su Kiev, bilancio di nove morti e ventotto feriti. Il ministro Sybiha: «Servono più sistemi di difesa»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'altra notte di terrore si è abbattuta su Kiev, con la capitale ucraina nuovamente nel mirino di un massiccio attacco missilistico russo che ha lasciato sul campo un pesante tributo di sangue: almeno nove vittime e ventotto feriti, tra questi ultimi anche quattro bambini. La deflagrazione delle esplosioni, udite in rapida successione già dalle prime ore dell'alba, ha squarciato il silenzio della notte, gettando nel panico una popolazione che, nonostante i quasi due anni e mezzo di conflitto, si trova ancora una volta a fare i conti con l'incubo dei bombardamenti.

Il sindaco Vitali Klitschko, tramite il suo consueto canale Telegram, ha confermato che la città è stata bersaglio di missili balistici, invitando la popolazione a cercare immediatamente riparo nei rifugi sotterranei, mentre le sirene antiaeree lanciavano il loro lugubre avvertimento. Le operazioni di soccorso, ancora in corso, vedono i vigili del fuoco alle prese con numerosi roghi e le squadre di protezione civile intenti a setacciare le macerie alla ricerca di eventuali altri dispersi, con il timore che il numero delle vittime possa purtroppo aggravarsi.

La dinamica dell'attacco e le zone colpite

Il raid, definito dalle autorità locali come uno dei più violenti degli ultimi tempi, ha interessato diversi quartieri della città, estendendo la sua scia di distruzione in ben cinque distretti: Solomyansky, Holosiivsky, Darnytsky, Shevchenkivsky e Pechersky. Particolarmente devastato è risultato il distretto di Darnytsky, dove si concentra il numero maggiore di vittime, con sette persone che hanno perso la vita. Sempre in questa zona, un edificio amministrativo è stato avvolto dalle fiamme.

Nel distretto di Solomyansky, invece, i detriti di un missile hanno centrato un edificio residenziale di cinque piani, causandone il parziale crollo e provocando un incendio che ha reso difficili le operazioni di salvataggio. In questa zona si contano altre due vittime, mentre il bilancio dei feriti si è attestato su otto persone.

Oltre ai danni ingenti a numerose abitazioni, l'attacco ha causato blackout in diverse aree della capitale, complicando ulteriormente la situazione per i soccorritori; sono stati danneggiati anche 18 condomini, una scuola, alcuni negozi e addirittura l'ambasciata della Lituania. La protezione civile ucraina ha reso noto che, nonostante la violenza dell'offensiva, ben 105 persone sono state tratte in salvo dalle macerie, un piccolo segnale di speranza in una notte di devastazione.

La richiesta di difese aeree e le dichiarazioni di Zelensky

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenuto sulla piattaforma X, ha fornito i numeri complessivi dell'offensiva russa, specificando che Mosca ha lanciato un totale di 220 «armi aeree»: si tratta di 185 droni di varie tipologie e 35 missili, dei quali ben 27 erano balistici. L'obiettivo principale dell'attacco era Kiev, ma sono state prese di mira anche le regioni di Dnipro, Sumy, Kharkiv e Poltava. Un dato allarmante emerso dalle parole del presidente ucraino è la scarsa efficacia dei sistemi di difesa aerea nel contrastare i missili balistici, con un solo ordigno intercettato su 27.

Una circostanza, questa, che ha spinto Zelensky a rinnovare con forza l'appello ai partner internazionali affinché forniscano con urgenza sistemi di difesa aerea e antimissile, in particolare intercettori per i Patriot. «È proprio questa carenza di intercettori per missili balistici che incoraggia la Russia a lanciare attacchi che costano vite umane», ha scritto il presidente, sottolineando che le capacità di difesa non devono rimanere nei depositi per scenari ipotetici, ma servono «qui e ora, per contenere e fermare la guerra russa in Ucraina».

Le sue parole fanno eco alla dichiarazione del ministro degli Esteri Andrii Sybiha, che ha parlato di una «notte infernale» e ha insistito sulla necessità di accelerare le consegne di sistemi aggiuntivi e intercettori, ribadendo che «è la battaglia per il controllo dei cieli che definirà la traiettoria di questa guerra».

Le rivendicazioni di Mosca e il contesto degli attacchi

Sul fronte opposto, il ministero della Difesa russo ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, definendolo come un'operazione «massiccia» condotta con armi di «alta precisione» e missili balistici contro obiettivi militari e infrastrutturali. Secondo la versione ufficiale di Mosca, i bersagli colpiti sarebbero imprese del complesso militare-industriale, centri logistici e strutture coinvolte nella produzione e nello stoccaggio di missili e droni, che sarebbero situate nella regione di Kiev.

Una narrazione, quella russa, che le autorità ucraine respingono con forza, documentando come i raid abbiano invece colpito in larga parte edifici residenziali e infrastrutture civili, causando la strage di civili che si è consumata. Questo attacco rappresenta il secondo massiccio raid in appena due giorni, e si inserisce in una fase di crescente escalation da parte di Mosca, che sembra voler intensificare la pressione sulle città ucraine, mettendo a dura prova la capacità di reazione delle difese aeree di Kiev.

La comunità internazionale, ancora una volta, si trova a osservare con crescente preoccupazione l'evolversi di un conflitto che non accenna a placarsi, mentre il governo ucraino lancia un disperato appello per ottenere quegli scudi in grado di proteggere i propri cieli e, con essi, la vita dei propri cittadini.

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