I droni iraniani contro le strutture della Cia: il sospetto dell’intelligence americana sul ruolo di Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli attacchi con droni iraniani che hanno preso di mira strutture della Central Intelligence Agency nell'area del Golfo hanno spinto gli analisti dell'intelligence statunitense a indagare su un possibile ruolo della Russia, la quale potrebbe aver fornito assistenza attraverso informazioni sugli obiettivi o tecnologia avanzata per i velivoli senza pilota.

Lo hanno riferito quattro persone a conoscenza dei servizi segreti statunitensi all'agenzia Reuters, aggiungendo che i funzionari dell'intelligence americana non sono ancora giunti a conclusioni definitive sul coinvolgimento di Mosca in questi specifici attacchi.

L’efficacia degli attacchi e il possibile supporto tecnico russo

A insospettire gli inquirenti statunitensi è stata l'efficacia e la precisione dimostrata dalle operazioni iraniane, caratteristiche che, secondo le fonti citate, potrebbero essere il frutto di un supporto tecnico più ampio fornito dalla Russia a Teheran. L'attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare sugli attacchi di marzo, che avrebbero colpito almeno due siti riconducibili alla Cia: uno all'interno dell'ambasciata americana a Riyad, in Arabia Saudita, e un altro nell'Iraq orientale.

Secondo quanto ricostruito da funzionari occidentali, l'attacco in Arabia Saudita potrebbe aver coinvolto due droni Shahed di fabbricazione iraniana, potenziati dalla Russia, che avrebbero agito in tandem: il primo avrebbe creato un varco nel muro perimetrale dell'ambasciata, mentre il secondo si sarebbe infilato nell'apertura per detonare all'interno. Non si registrano, per fortuna, né vittime né feriti.

Il dilemma della Casa Bianca e la posizione di Trump

Il sospetto di un coinvolgimento russo getta ulteriore benzina sul fuoco di un conflitto già rovente e riporta il presidente Donald Trump di fronte a un dilemma strategico di non poco conto. La sua guerra nel Golfo, nelle intenzioni, potrebbe dirsi conclusa solo con un cambiamento di regime a Teheran, un obiettivo, questo, che l'amministrazione ha più volte negato di perseguire come scopo ufficiale della campagna militare.

Il Segretario di Stato Marco Rubio, intervenendo a margine dei colloqui dell'ASEAN a Manila, ha ribadito che l'obiettivo di Washington è la denuclearizzazione dell'Iran e non il rovesciamento del regime, definendo la politica del presidente come un "occhio per un occhio" in risposta alle azioni di Teheran. Le dichiarazioni di Trump, che aveva definito "missione compiuta" per il cambio di regime in passato, sembrano ora più sfumate, in un quadro dove il conflitto si riaccende dopo una tregua di sessanta giorni.

L'asse Russia-Iran e le implicazioni strategiche

L'ipotesi che Mosca possa aver fornito a Teheran dati di targeting per colpire le installazioni della Cia rappresenterebbe un'escalation significativa nel sostegno già consolidato che la Russia riserva all'Iran. Già in precedenza, il Washington Post aveva riportato la condivisione di informazioni da parte russa per localizzare forze navali e aeree statunitensi nel Golfo, un flusso informativo che avrebbe contribuito alla precisione degli attacchi iraniani.

Secondo alcuni analisti, con l'eccezione della Russia, pochi altri paesi avrebbero la capacità e la motivazione per utilizzare informazioni di intelligence così sensibili contro gli Stati Uniti. Un ex alto funzionario della Cia, Daniel Hoffman, ha commentato che non sarebbe sorprendente se Mosca aiutasse Teheran a colpire le installazioni americane, data la loro stretta partnership strategica e l'interesse comune a ridurre l'influenza di Washington nelle rispettive aree di influenza.

La determinazione dell'Italia e la missione Aspides

In questo scenario di crescente tensione internazionale, l'Italia conferma la sua linea di impegno nella missione Aspides nel Mar Rosso. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un'intervista a Repubblica, ha ribadito che le navi italiane non lasceranno l'area, sottolineando come la missione non sia nata come "una gita sociale" ma per proteggere i traffici marittimi da cui dipende una parte importante dell'economia nazionale.

Crosetto ha evidenziato il tentativo iraniano di estendere la "tattica del caos" anche allo stretto di Bab el Mandeb e ha spiegato che la presenza della flotta italiana e alleata è fondamentale per evitare un blocco che aggraverebbe i problemi economici. Le regole di ingaggio di Aspides restano di natura difensiva, ma la determinazione a restare sul posto appare chiara.

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