Osservatorio Ance 2026: per le costruzioni, dopo un anno difficile, la ripresa si chiama Pnrr e politiche per la casa
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Redazione Economia
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Secondo i dati dell’Osservatorio congiunturale presentato dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili, il settore delle costruzioni si appresta a vivere una netta inversione di tendenza dopo un esercizio, il 2025, caratterizzato da una flessione generalizzata. Le previsioni, che delineano un quadro complessivamente positivo per il prossimo anno, poggiano infatti su due pilastri fondamentali: il completamento delle opere finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, vero e proprio “effetto tampone” durante la fase calante, e l’urgente necessità di interventi strutturali per affrontare la crisi abitativa, ormai divenuta una priorità nell’agenda politica nazionale. La domanda di nuove abitazioni, sempre più pressante nei grandi centri urbani e nelle aree a maggior tensione abitativa, rappresenta un potenziale motore di sviluppo, a patto che vengano definiti strumenti legislativi chiari e si superino le lungaggini burocratiche che spesso ritardano l’avvio dei cantieri.
I numeri della flessione e le ragioni della tenuta
La fotografia scattata dall’Ance per il 2025 mostra un mercato in contrazione, con un calo complessivo dell’11,1% che, come sottolineano gli analisti, avrebbe potuto assumere dimensioni ben più preoccupanti senza l’apporto decisivo del Pnrr. È proprio l’attuazione del piano europeo, infatti, a tenere in vita il comparto delle opere pubbliche, il quale registra una performance decisamente positiva con una crescita del 21%, un dato che da solo mitiga gli effetti della crisi in altri segmenti del mercato. La riqualificazione del patrimonio esistente, seppur in crescita del 3,5%, non è stata sufficiente a compensare il crollo degli investimenti nel residenziale privato e in altri ambiti, dimostrando come la dipendenza dalle commesse pubbliche sia, in questa fase, un fattore di estrema vulnerabilità ma anche di salvezza per molte imprese.
Il quadro territoriale: l’esempio di un’area virtuosa
Un caso significativo, che illustra bene la dinamica in atto, è quello del territorio bergamasco, il quale, secondo le rilevazioni locali, è riuscito a intercettare fondi del Pnrr per un valore complessivo di quasi un miliardo di euro attraverso oltre trecento bandi. Questo modello di capacità progettuale e amministrativa, come viene evidenziato dagli operatori, dovrebbe trasformarsi da episodio virtuoso in prassi strutturale per garantire continuità lavorativa alle imprese. La massa salariale dell’edilizia in quella provincia, infatti, ha visto un incremento del 5,3%, superando i centosedici milioni di euro: un risultato che, se da un lato risente più degli adeguamenti contrattuali che di un reale aumento dei volumi di lavoro, dall’altro testimonia una resilienza notevole in un contesto di imprese in leggera diminuzione numerica.
Le prospettive e i nodi da sciogliere
La stima per il 2026, che indica una crescita attesa del 5,6%, non può quindi essere letta come un semplice ritorno al passato, bensì come l’inizio di una nuova fase le cui caratteristiche dipenderanno dalla capacità di coniugare la spinta del Pnrr con risposte credibili all’emergenza casa. Gli investimenti in opere pubbliche, sebbene cruciali, hanno una scadenza definita e non possono costituire l’unica strategia di lungo periodo. La riqualificazione del patrimonio edilizio, sia in ottica di efficienza energetica sia di sicurezza statica, insieme a un “Piano Casa” nazionale che sblocchi nuovi interventi sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica e agevolata, appaiono come le direttrici obbligate per consolidare la ripresa. La sfida, oggi, è trasformare una congiuntura favorevole, trainata dai fondi europei, in un ciclo di sviluppo stabile e duraturo per un settore che rimane un indicatore fondamentale della salute dell’economia italiana.




