Meloni, dopo il vertice Ue, punta a esportare il modello Italia sui rimpatri
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Redazione Esteri
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Giorgia Meloni ha lasciato Bruxelles al termine dei lavori del Consiglio europeo, un vertice i cui esiti, per quanto riguarda la posizione comune da tenere verso l’Ucraina, hanno mostrato una frattura non di poco conto. Le conclusioni adottate in materia, che ribadiscono il sostegno a Kiev, sono state infatti approvate da ventisei leader, mentre l’Ungheria di Viktor Orban ha scelto di non allinearsi, mantenendo la sua linea distintiva. La premier italiana, che aveva posto tra le priorità del suo intervento le questioni migratorie e alcuni dossier economici strategici come quello dell’industria automobilistica, ha quindi chiuso la sua missione istituzionale nella capitale belga.
Il nucleo dei paesi per una via innovativa
Parallelamente ai negoziati formali, Meloni ha consolidato un’iniziativa di cui si parla ormai da diverse settimane, guidando una riunione informale di quei paesi membri che dimostrano una convergenza sull’esigenza di trovare, come viene definito, un approccio innovativo alla gestione dei flussi migratori. A questo gruppo, che oltre all’Italia include una decina di nazioni tra cui Austria, Germania, Grecia, Polonia e Svezia, preme accelerare l’implementazione di misure concrete, le quali, sebbene non siano state dettagliate pubblicamente in un documento ufficiale, ruotano attorno a tre assi principali. Si tratta, nello specifico, di potenziare in modo significativo le procedure di rimpatrio per coloro che non hanno diritto a rimanere nel territorio dell’Unione, di istituire una lista comunitaria di paesi di origine considerati sicuri – uno strumento che permetterebbe di velocizzare l’esame delle domande d’asilo e le eventuali restituzioni – e di potenziare la rete dei centri di permanenza, i Cpr, dislocati alle frontiere esterne.
Il sostegno di von der Leyen e la spinta italiana
In questo contesto, un segnale politico importante è arrivato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale ha espresso pubblicamente il suo appoggio alla necessità di sbloccare al più presto i negoziati, fermi da tempo, sul Regolamento rimpatri. La sua presa di posizione, che arriva in un momento di stallo prolungato, è stata interpretata da molti osservatori come un incoraggiamento al lavoro del gruppo guidato da Meloni, il quale sta cercando di fare dell’esperienza italiana un paradigma esportabile. L’Italia, del resto, negli ultimi mesi ha intensificato le sue attività diplomatiche su questo versante, insistendo sulla differenza tra accoglienza legittima e contrasto all’immigrazione irregolare, un tema che tocca da vicino gli interessi di molti stati membri, i quali condividono la preoccupazione per la sostenibilità dei propri sistemi di asilo.
Le priorità oltre i confini
Mentre il Consiglio europeo ha varato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dimostrando una certa unità di intenti nonostante l’astensione ungherese, il lavoro sul capitolo migratorio prosegue su un binario complementare. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo italiano è quello di costruire una coalizione solida di paesi che spingano per un cambio di passo nelle politiche comuni, basandosi su misure già sperimentate a livello nazionale. La trattativa, che coinvolge attori con sensibilità differenti, dovrà ora tradurre le intenzioni in atti legislativi vincolanti, un percorso che si annuncia complesso ma sul quale Meloni ha deciso di investire una parte rilevante della sua credibilità politica internazionale.




