Meloni detta la linea Ue sulle migrazioni, via libera a paesi sicuri e rimpatri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo Meloni, attraverso le dichiarazioni del suo esponente, ha definito l’intesa raggiunta dal Consiglio Affari Interni dell’Unione europea sui paesi terzi sicuri e sulle nuove norme per i rimpatri una svolta fondamentale. Secondo questa visione, l’Ue prende finalmente atto dell’insostenibilità di un sistema che grava in maniera sproporzionata sulle nazioni di frontiera, le quali, come l’Italia, si trovano a gestire il peso maggiore dei flussi migratori irregolari. Un accordo che, nelle parole del ministro dell’Interno, si tradurrà in una drastica riduzione dei tempi per le procedure di asilo, promettendo di concludere in ventotto giorni quello che attualmente richiede anni. Una prospettiva presentata come un correttivo necessario per evitare che lo “strumento nobile” della protezione internazionale venga utilizzato in maniera strumentale da chi, dopo l’ingresso, tende a confondersi nel territorio europeo.

L’impatto sul progetto Albania e il nodo giudiziario

Il ministro ha quindi collegato esplicitamente le nuove regole comunitarie al cosiddetto progetto Albania, affermando che quest’ultimo ne trarrà un notevole vantaggio operativo. Nel farlo, ha fatto riferimento a casi specifici, seppur senza scendere in dettagli identificativi, che hanno visto persone trattenute nelle strutture albanesi essere poi riportate in Italia per decisioni della magistratura. Alcuni di costoro, accusati di reati anche gravi, erano stati infatti riconosciuti come “soggetti vulnerabili” – citando, a Titolo esemplificativo, dichiarazioni relative a disturbi come l’insonnia – ottenendo quindi il rimpatrio. Un passaggio, questo, che il ministro ha sottolineato con amarezza, notando come alcuni di questi individui abbiano poi ripreso a commettere reati una volta rientrati in Italia, un episodio che viene addotto a sostegno della necessità di quadri normativi più stringenti e rapidi.

Il quadro europeo e la lista dei paesi sicuri

Il percorso di riforma ha compiuto un passo concreto con il primo via libera della Commissione Libertà civili del Parlamento europeo alla creazione di un elenco Ue dei paesi di origine sicuri. La proposta, approvata con 39 voti favorevoli, 25 contrari e 8 astensioni, rappresenta un tassello cardine per il nuovo sistema, indicando una serie di stati dai quali le domande di asilo potranno essere esaminate con una procedura accelerata. Nell’elenco, che ha superato questo primo esame, figurano Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. Si tratta di una misura controversa, che i promotori considerano indispensabile per snellire le pratiche e distinguere più celermente tra chi ha diritto a una protezione e chi no, mentre gli oppositori vi leggono il rischio di una compressione delle garanzie per i richiedenti asilo.

Una nuova filosofia per la gestione dei flussi

L’insieme di queste mosse delinea una filosofia di gestione dei flitti migratori che l’esecutivo italiano rivendica come pionieristica e finalmente recepita a livello continentale. Il fulcro risiede nell’accorciamento dei tempi, nell’estensione del concetto di paese sicuro e nella cooperazione con stati terzi, elementi tutti finalizzati a rendere più efficaci i rimpatri di coloro che non hanno i requisiti per restare. Una linea che, secondo il governo, non metterebbe in discussione i principi fondamentali del diritto d’asilo, ma che ne pretenderebbe una applicazione più celere e meno soggetta a quelle che vengono definite strumentalizzazioni, con l’obiettivo dichiarato di alleviare la pressione sui paesi di primo ingresso e di governare un fenomeno percepito come ormai ingestibile con gli strumenti tradizionali.

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