Scontro Italia-Ue sulla sentenza che limita la lista dei "paesi sicuri" per i rimpatri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza della Corte di Giustizia europea sul protocollo Italia-Albania riaccende il conflitto tra Roma e Bruxelles, ribadendo che spetta ai giudici – e non ai governi – valutare se uno Stato possa essere considerato "sicuro" per i rimpatri dei migranti. Secondo i giudici Ue, infatti, un paese non può figurare in tale elenco se non garantisce "a tutta la popolazione una protezione sufficiente", una definizione che rischia di ridimensionare l’accordo con Tirana. Il governo italiano, che definisce la decisione un’ingerenza in "spazi che non competono alla magistratura", replica assicurando che i centri in Albania continueranno a funzionare come Cpr, ma il verdetto segna un nuovo intoppo nella strategia sulle espulsioni accelerate.

Dalla Commissione Ue, intanto, arriva un’apertura: si potrebbero anticipare le nuove norme sui rimpatri, previste per il 2026, per venire incontro alle richieste italiane. Un portavoce ha confermato all’AGI che Bruxelles sta valutando come integrare le osservazioni della Corte nella futura legislazione, sebbene non sia chiaro se ciò comporterà modifiche sostanziali. Intanto, il governo insiste sul fatto che la politica migratoria rimanga di competenza nazionale, mentre l’esecutivo comunitario cerca di mediare tra le istanze degli Stati membri e il rispetto del diritto europeo.

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