Roma, la staffetta delle occupazioni scolastiche si allarga al Lattanzio e al Levi Civita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo il liceo Cavour, la mobilitazione studentesca nella Capitale ha coinvolto altri due istituti superiori. Nella mattinata di mercoledì 7 ottobre, gli studenti hanno occupato l'istituto tecnico industriale Di Vittorio Lattanzio, in via Teano 223, e il liceo scientifico Tullio Levi Civita, in via Torre Annunziata 15, entrambi nella zona del Prenestino. Sulle facciate delle due scuole sono comparsi striscioni che annunciano l'occupazione, mentre al Levi Civita sono stati accesi fumogeni a corredo della protesta, con una modalità simbolica già vista nella giornata precedente al Cavour.

Le rivendicazioni degli studenti e il modello francese

La spinta della mobilitazione fa riferimento al collettivo Osa Roma, che nei giorni scorsi aveva annunciato l'intenzione di estendere le iniziative a un numero crescente di scuole cittadine. Lo slogan rilanciato tra gli studenti è «Fare come in Francia», a sottolineare un orizzonte di protesta che guarda alle mobilitazioni d'Oltralpe e alle esperienze degli istituti torinesi.

Nel messaggio diffuso dagli attivisti si legge che «continuano le occupazioni a Roma, anche all'interno degli istituti tecnici gli studenti si riprendono la loro scuola contro chi vuole fare degli istituti delle caserme e delle palestre di precarietà». Le contestazioni riguardano le condizioni materiali degli edifici, la precarietà e il tetto del 30 per cento agli alunni stranieri annunciato dal governo.

Le condizioni degli istituti e le segnalazioni degli occupanti

Al Tullio Levi Civita gli organizzatori della protesta hanno richiamato l'attenzione sui disagi strutturali dell'edificio, in particolare sulla situazione del quinto piano, indicata come non agibile in modo continuativo. Dagli ambienti di Osa è arrivato un commento che fotografa il malcontento tra gli studenti: «gli studenti sono stanchi delle condizioni materiali della loro scuola, con la continua in agibilità del quinto piano». Al Di Vittorio Lattanzio, insieme agli striscioni, sono state esposte anche bandiere della Palestina.

La protesta al Cavour, primo istituto a essere occupato in questa fase, era scattata martedì 6 ottobre durante l'orario scolastico, con modalità definite «anomale» perché non precedute da un'incursione notturna né da picchetti all'alba.

Le posizioni dei dirigenti scolastici

Sulle occupazioni è intervenuta Cristina Costarelli, dirigente dell'istituto Galileo Galilei all'Esquilino e a capo dell'Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio. Costarelli ha invitato i colleghi al dialogo e gli studenti a scegliere forme di protesta «autorizzate, nel rispetto dei compagni di scuola». «Dobbiamo proteggere il diritto allo studio di tutti, che con le occupazioni però non viene garantito», ha dichiarato.

La dirigente ha più volte sottolineato la necessità di un intervento delle istituzioni per affrontare il fenomeno delle occupazioni, descritte come pratiche che interrompono la didattica e lasciano le scuole in condizioni difficili.

Il quadro delle mobilitazioni in Francia

La mobilitazione romana si inserisce nel solco delle proteste che da giorni attraversano la Francia. Secondo i dati diffusi dalle autorità d'Oltralpe, circa 1.200 licei hanno visto qualche forma di interruzione o blocco durante il movimento, e oltre 400 istituti sono stati chiusi in via precauzionale in una sola giornata. Gli studenti francesi chiedono la sostituzione effettiva dei professori assenti, maggiori risorse per l'edilizia scolastica, classi meno numerose e l'abolizione della piattaforma di selezione Parcoursup.

Il premier Sébastien Lecornu ha convocato una cellula di crisi a metà settembre per fronteggiare l'estensione dei blocchi, che hanno coinvolto anche una trentina di campus universitari.

La solidarietà di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti

Sulla vicenda è intervenuto anche il Partito della Rifondazione Comunista, che con i Giovani Comunisti ha espresso sostegno alle studentesse e agli studenti francesi. In una nota diffusa mercoledì 7 ottobre, il partito ha sostenuto che «le studentesse e gli studenti francesi stanno scendendo in piazza per porre un interrogativo fondamentale sul loro avvenire» e ha rivendicato le ragioni della protesta contro «il taglio dello stato sociale» e la destinazione di risorse «a sconti fiscali per i ricchi e all'acquisto di armamenti».

La nota definisce «inaccettabile la criminalizzazione volgare» con cui, secondo il partito, i vertici istituzionali francesi e diversi media italiani starebbero trattando il movimento.

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