Occupazioni al Lattanzio e al Levi Civita, studenti in piazza anche allo Chateaubriand

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo il Cavour, la staffetta delle occupazioni nelle scuole superiori romane è ufficialmente iniziata. Mercoledì nuove occupazioni hanno interessato l’istituto tecnico industriale Di Vittorio-Lattanzio e il liceo scientifico Tullio Levi Civita, entrambi nella zona del Prenestino, in risposta all’appello di Les blocages, l’onda di protesta lanciata dai collettivi studenteschi sull’esempio delle mobilitazioni francesi.

Le ragioni della protesta tra aule inagibili e limiti agli stranieri

Al Lattanzio la contestazione riguarda anche la misura che introduce un tetto alla presenza degli studenti stranieri nelle classi, provvedimento già al centro delle critiche in altre città. Al Levi Civita, invece, gli studenti denunciano da tempo la condizione del quinto piano dell’edificio, dichiarato inagibile, una situazione che incide sulla qualità della vita scolastica e sulla disponibilità di aule. Secondo quanto diffuso dai promotori, l’obiettivo è riportare al centro dell’agenda le condizioni materiali degli istituti e il diritto allo studio.

Il presidio allo Chateaubriand e le rette alle stelle

La mobilitazione ha superato i confini delle scuole occupate. Al liceo francese Chateaubriand circa 150 studenti hanno scelto di non entrare in classe e sono scesi in strada con cartelli e fischietti. La partecipazione ha assunto un duplice significato: da un lato la solidarietà con i coetanei d’Oltralpe, dall’altro la protesta per l’aumento delle rette dell’istituto.

Il rappresentante Charles Rayan ha spiegato le difficoltà economiche delle famiglie: «Molte delle nostre famiglie hanno difficoltà a sostenere questi costi e alcuni di noi hanno dovuto lasciare l’istituto». I manifestanti chiedono all’amministrazione un ridimensionamento immediato delle rette.

La mobilitazione al Cavour e il contesto nazionale

Al Cavour l’occupazione prosegue con un calendario di assemblee e attività organizzate dagli studenti, tra cui momenti di riqualificazione di alcuni spazi dell’istituto e un incontro dedicato al tema delle occupazioni abitative. La prima occupazione era scattata martedì pomeriggio, rivendicata dal collettivo Osa, che nei giorni scorsi aveva annunciato l’avvio di un autunno di proteste negli istituti della Capitale.

Sulla vicenda è intervenuto Federico Mollicone, presidente della commissione Istruzione della Camera, esprimendo solidarietà al dirigente scolastico Scognamiglio e lanciando un appello agli studenti affinché facciano «attenzione ai cattivi maestri».

L’onda lunga dalle scuole francesi a quelle italiane

Le prime barricate erano comparse a Torino, dove lunedì 5 ottobre sono stati occupati il liceo Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio, mentre al Gobetti è partita l’autogestione. Il giorno successivo si è aggiunto il Sella Aalto Lagrange. La mobilitazione francese, partita dalla regione parigina a metà settembre, ha visto nei giorni scorsi centinaia di istituti bloccati e migliaia di studenti coinvolti, con rivendicazioni che spaziano dalla carenza di docenti agli edifici degradati, dalle classi sovraffollate alla pressione di Parcoursup.

A Roma il malessere espresso dagli studenti intercetta temi analoghi, dalle condizioni strutturali degli edifici al caro scuola, in un quadro che i dirigenti scolastici osservano con preoccupazione.

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