Occupazioni nelle scuole di Firenze, la protesta si allarga: cosa succede

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le occupazioni nelle scuole di Firenze si estendono a nuovi istituti, mentre crescono le tensioni all'esterno di alcune sedi superiori. Giovedì 22 ottobre la mobilitazione ha coinvolto anche l'Itt Marco Polo, dove il collettivo studentesco si è chiuso all'interno dell'edificio mentre altri ragazzi sono rimasti fuori. La protesta si inserisce in un'ondata di agitazioni che interessa diversi istituti cittadini e che, accanto alle rivendicazioni politiche, presenta episodi di danneggiamento e momenti di forte tensione.

La situazione al Leonardo Da Vinci e al Sassetti Peruzzi

All'Itis Leonardo Da Vinci, in via del Terzolle, la situazione è particolarmente delicata. All'interno dell'edificio sono presenti 752 studenti regolarmente impegnati nelle lezioni, mentre all'esterno si sono radunati circa cento ragazzi, provenienti in prevalenza da altre scuole occupate. Fin dall'inizio delle attività didattiche sono stati segnalati colpi contro le ringhiere e il lancio di bombe carta nel cortile; il giorno precedente, un gruppo di trenta giovani aveva tentato di entrare scavalcando i cancelli, con un nuovo tentativo segnalato anche durante la notte. Una volante della polizia presidia l'area, mentre il collettivo interno propone una mobilitazione pacifica attraverso un'assemblea permanente aperta anche agli studenti all'esterno. Il Comune ha autorizzato l'utilizzo del campo da rugby per gli incontri, con l'obiettivo di consentire il confronto senza intimidazioni né scontri.

Gravi conseguenze sono state riscontrate anche al Sassetti Peruzzi, nella zona di Novoli. Durante l'occupazione, iniziata mercoledì mattina, i cancelli erano stati bloccati con banchi, sedie e altro mobilio, impedendo l'accesso alla struttura. All'interno sono stati utilizzati gli estintori nelle aule, nei corridoi e nei bagni, lasciando schiuma sui pavimenti e arredi rovesciati. Il dirigente scolastico Osvaldo Di Cuffa è entrato nell'edificio intorno all'una di notte, dopo aver tentato di convincere gli studenti a non trascorrere la notte nella scuola; a quel punto i danni erano già stati provocati. L'istituto è stato sgomberato e sono cominciate le verifiche per quantificare i danni, mentre alcuni studenti hanno partecipato alle prime operazioni di pulizia. Per riprendere le lezioni saranno necessari interventi di ripristino e il recupero delle condizioni di sicurezza.

Le rivendicazioni degli studenti e gli altri istituti coinvolti

Al Marco Polo, il messaggio esposto dai manifestanti collega la protesta scolastica a temi internazionali e politici. Sullo striscione affisso all'esterno si legge: «Abbasso il sistema guerrafondaio, contro il riarmo, Marco Polo occupato, Palestina Libera». La posizione espressa richiama il contrasto al riarmo e il sostegno alla causa palestinese, temi che accompagnano le mobilitazioni studentesche anche in altri istituti. Nel frattempo, il liceo Gramsci risulta chiuso da lunedì, mentre il Galileo-Michelangiolo, il Machiavelli, l'Alberti-Dante, il Castelnuovo, il Peano, il Rodolico, il Pascoli e il Salvemini-Duca d'Aosta figurano tra le scuole occupate. Il Meucci e il Galilei hanno invece avviato forme di autogestione, mentre il tentativo di occupazione dell'istituto di Porta Romana è fallito, lasciando comunque danni alla struttura.

La mobilitazione interessa anche il territorio del Mugello. A Borgo San Lorenzo, nella mattinata di giovedì, ragazze e ragazzi si sono radunati davanti ai cancelli degli istituti Giotto Ulivi e Chino Chini, in via Caiani, per discutere le iniziative da intraprendere. Tra gli studenti circolavano già da alcuni giorni messaggi relativi alla possibilità di occupare le scuole, in un clima alimentato dalle proteste in corso in altre città italiane. La manifestazione pubblica prevista a Firenze per sabato 24 ottobre, promossa dal Movimento 17 ottobre, suscita intanto preoccupazione tra i commercianti del centro, alcuni dei quali valutano di abbassare le saracinesche per timore di possibili episodi di violenza.

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