Occupazioni e autogestioni nelle scuole di Firenze, il Gramsci aperto e il Galilei in assemblea
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Redazione Interno
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La protesta studentesca torna a far sentire la sua voce dentro e fuori i cancelli degli istituti superiori fiorentini. Dopo l'occupazione del liceo scientifico Gramsci e l'autogestione avviata al tecnico Galilei di via di Scandicci, nella notte tra domenica e lunedì un gruppo di ignoti ha tentato di forzare l'ingresso anche al liceo artistico di Porta Romana.
Un episodio che ha lasciato il segno, con danni materiali alla struttura, e che ha spinto la dirigenza scolastica a comunicare tramite il sito ufficiale la sospensione delle lezioni per l'intera giornata di martedì 20 ottobre, mentre sul posto sono intervenuti i carabinieri per i rilievi del caso. La sede distaccata di Sesto Fiorentino ha invece garantito la regolare attività didattica.
Il manifesto del Gramsci e le ragioni della mobilitazione
A dare il via alla scintilla della contestazione era stato il liceo scientifico di via del Mezzetta, dove gli studenti hanno deciso di superare la soglia delle aule per trasformarle in uno spazio di rivendicazione politica e sociale. Il documento diffuso dai ragazzi parla senza mezzi termini di un atto di disobbedienza civile necessario a farsi ascoltare in un mondo che, secondo la loro lettura, tende a ignorare le istanze delle nuove generazioni.
Le critiche investono diversi fronti: dalla precarietà cronica del corpo docente alla carenza di insegnanti di sostegno, passando per l'inadeguatezza di alcune infrastrutture scolastiche e per quelle che vengono definite derive autoritarie nell'approccio alle politiche educative.
Nel mirino degli studenti finiscono anche le scelte di politica internazionale e di bilancio del governo, accusato di destinare ingenti risorse al riarmo piuttosto che al potenziamento del sistema scolastico e sanitario. Le cifre citate nel manifesto mettono a confronto i miliardi stanziati per la difesa con la percentuale di spesa pubblica riservata all'istruzione, ferma al 3,9 per cento del Pil.
A questo si aggiunge il rifiuto netto del Ddl Valditara e di tutte quelle misure che, secondo i contestatori, limiterebbero la libertà di insegnamento e l'educazione affettiva e sessuale tra i banchi, considerata invece uno strumento fondamentale di crescita consapevole.
L'autogestione al Galilei e la gestione della protesta
La mobilitazione non si è limitata alla sola occupazione dello scientifico. All'istituto tecnico Galilei, gli studenti hanno scelto la strada dell'autogestione, appendendo all'ingresso uno striscione con un messaggio diretto: meno armi e più fondi alle scuole. I ragazzi hanno raccontato di essere entrati in istituto nelle prime ore del mattino, sistemando i banchi per creare assemblee e momenti di confronto, e hanno organizzato turni di sorveglianza per garantire che la struttura non subisse danneggiamenti.
La volontà espressa è quella di mantenere aperto il dialogo con i docenti, lasciando la scuola accessibile anche a chi desidera partecipare alle attività organizzate durante la settimana di autogestione.
Le reazioni istituzionali e il quadro regionale
Di fronte all'estendersi della protesta, il direttore dell'Ufficio scolastico regionale per la Toscana, Luciano Tagliaferri, ha preso posizione, confermando la disponibilità a incontrare una delegazione degli studenti per portare le loro istanze ai tavoli istituzionali. Tagliaferri ha però criticato la modalità dell'occupazione, sostenendo che la scuola debba rimanere il luogo dell'incontro e non dell'interruzione, e ha invitato i ragazzi a utilizzare gli strumenti di rappresentanza già esistenti, come gli organi collegiali e le consulte provinciali.
Mentre il Gramsci proseguirà la sua occupazione fino a sabato e il Galilei porta avanti l'autogestione, la situazione negli altri istituti fiorentini appare per il momento tranquilla. Al Galilei, così come allo scientifico Da Vinci, al Salvemini-Duca d'Aosta e ad altre realtà cittadine, le lezioni proseguono regolarmente, anche se la dirigenza del Da Vinci ha segnalato assembramenti rumorosi all'ingresso, ribadendo comunque la volontà di mantenere aperto il canale di dialogo con i rappresentanti degli studenti.
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