Landini: "La manovra porta il paese a sbattere", sciopero generale il 12 dicembre
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Redazione Interno
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La sessione di bilancio accende il conflitto sociale, spingendo la Cgil a proclamare uno sciopero generale per venerdì 12 dicembre, una data che, al di là della contingenza politica, rievoca nella memoria collettiva le ferite ancora aperte della strage di piazza Fontana. Il segretario generale Maurizio Landini, nel corso di un’assemblea nazionale, non ha utilizzato mezzi termini per definire la legge di bilancio 2026, descrivendola senza ambagi come un provvedimento che “porta il Paese a sbattere” a causa della sua strutturale carenza di investimenti. Una posizione, la sua, che trae origine dalla convinzione che le proposte del sindacato siano state sistematicamente ignorate dall’Esecutivo, il quale, a suo dire, persevera nell’ingiustizia fiscale gravando ancora una volta su lavoratori e pensionati, “chi ha sempre pagato”, in uno scenario già compromesso da un’evasione senza precedenti e dall’assenza di una politica industriale degna di questo nome.
Le ragioni della protesta e la piattaforma della Cgil
All’origine della mobilitazione indetta dal sindacato di via Po non vi è soltanto la contestazione globale della manovra, giudicata incapace di innalzare i salari e di avviare un circolo virtuoso di sviluppo, ma anche la presentazione di una piattaforma specifica, quella sulle “Manutenzioni ferroviarie”, che rappresenta uno dei tanti tasselli di un malessere più ampio. Landini ha sottolineato con forza come sia “scandaloso” perpetuare un sistema che non affronta le questioni fondamentali, concentrandosi invece su misure che, sebbene pubblicizzate come vantaggiose per il ceto medio, non intaccano le disuguaglianze di fondo. Il sindacato, che in questi giorni sta incontrando tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, ritiene che la legge di bilancio ignori completamente le reali esigenze del paese, preferendo agire su un piano puramente contabile piuttosto che avviare una stagione di riforme strutturali e di investimenti pubblici mirati, i soli che potrebbero, secondo la Cgil, rilanciare l’economia e il lavoro.
La risposta del governo e le divisioni nel fronte sindacale
Dall’altra parte della barricata, il governo difende con determinazione la propria Manovra, definendola “seria, equilibrata e responsabile”, e rivendica con orgoglio il taglio dell’Irpef per le fasce medie della popolazione, insieme a nuovi stanziamenti destinati a settori cruciali come la sanità e le politiche attive del lavoro. Tuttavia, questa narrazione ufficiale non riesce a nascondere le crepe che percorrono il mondo del lavoro organizzato, dove le reazioni alla protesta sono tutt’altro che unanimi. La Cisl, ad esempio, ha scelto una strada differente, convocando per il 13 dicembre una manifestazione che vuole essere “propositiva”, mentre la Uil si riserva ancora di valutare la propria partecipazione allo sciopero del 12. A complicare ulteriormente il quadro, i sindacati di base hanno già fissato una propria giornata di sciopero generale per il 28 novembre, anticipando così i tempi della protesta e segnalando un clima di forte agitazione.
Il peso simbolico del 12 dicembre
La scelta della data per lo sciopero generale non è casuale e ha sollevato reazioni che vanno al di là del merito economico della contestazione, toccando corde profonde della storia repubblicana. Il 12 dicembre, infatti, è una data simbolo, che commemora l’anniversario della strage di piazza Fontana, un attentato che segnò l’inizio della strategia della tensione e che vide una risposta unitaria e poderosa del movimento dei lavoratori. Alcuni familiari delle vittime hanno espresso perplessità, temendo che la coincidenza di eventi possa in qualche modo offuscare la memoria di quanto accaduto, sebbene la Cgil abbia sempre considerato quella giornata un monito permanente per la difesa della democrazia e dei diritti, valori che ritiene minacciati anche dalle scelte di politica economica.




