Il contrappasso di Piantedosi: respinto a Bengasi come "persona non gradita"
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Redazione Interno
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Quello che sembrerebbe uno scherzo, se non fosse accaduto davvero, è invece un episodio che racchiude tutta l’amara ironia della politica mediterranea. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno italiano, atterrato in Libia con l’intento di rafforzare i respingimenti dei migranti, si è trovato a sperimentare sulla propria pelle l’esatto contrario: appena sbarcato a Bengasi, è stato infatti bloccato e allontanato con la motivazione ufficiale di «persona non gradita». Una scena paradossale, che supera persino le più grottesche trovate narrative, e che dimostra quanto fragili siano i rapporti tra l’Italia e un Paese diviso tra milizie e governi paralleli.
Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, ha osservato che «l’espulsione di Piantedosi e della delegazione Ue non è solo un incidente diplomatico, ma un segnale chiaro di quanto l’Europa sia succube delle dinamiche libiche». La Libia, del resto, non è un interlocutore unitario: mentre Tripoli è riconosciuta a livello internazionale, Bengasi risponde al generale Khalifa Haftar, sostenuto da Mosca. E proprio questa frattura ha trasformato la missione italiana in un fiasco, con il ministro costretto a ripartire senza neppure aver avuto modo di spiegare le ragioni della sua visita.
Nonostante la figuraccia, Roma sta già lavorando a una ripartenza. Una nuova delegazione tecnica potrebbe tornare a Bengasi già la settimana prossima, con l’obiettivo di ricucire lo strappo. A guidare la mediazione sarà probabilmente il nostro console, presente durante il tentativo fallito, mentre il ministero degli Esteri prova a sminuire l’accaduto. Antonio Tajani ha parlato di «incomprensione», attribuendo l’episodio a una mancata coordinazione con le autorità locali.
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