Milano, aggressione per un manifesto: denunciati quattro militari di estrema destra per il pestaggio del 33enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra martedì e mercoledì, a Milano, un uomo di 33 anni è stato aggredito brutalmente mentre rimuoveva alcuni manifesti dedicati a Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso cinquantuno anni fa da un gruppo di estrema sinistra. L’episodio, avvenuto in via Aselli, ha riacceso le tensioni politiche che da decenni caratterizzano le commemorazioni legate alla memoria dello studente, il cui nome continua a rappresentare una sorta di campo di battaglia ideologico per gli opposti estremismi. I carabinieri, intervenuti a seguito della segnalazione, sono riusciti a identificare e denunciare quattro italiani, di età compresa tra i trentacinque e i trentasette anni, tutti con precedenti specifici per reati simili, accusandoli di lesioni personali e percosse. La vittima, soccorsa dal personale del 118, è stata trasportata alla clinica Città Studi, dove ha ricevuto una prognosi di sette giorni per le ferite riportate al sopracciglio e al labbro; un esito, quello medico, che definisce come lievi le conseguenze fisiche di un’aggressione che, per le modalità e gli strumenti utilizzati, lascia intendere un’intenzionalità ben più feroce.

Un’aggressione in due fasi e l’intervento dei soccorritori anch’essi presi di mira

Secondo quanto emerso dagli accertamenti condotti dalla Compagnia Milano Porta Monforte, la violenza non si è esaurita in un singolo attacco. Dopo aver notato il trentatreenne mentre strappava i poster, il gruppo lo ha inizialmente circondato colpendolo con calci, pugni e persino con un casco, uno strumento che testimonia la volontà di intimidire oltre che di ferire. Gli aggressori, dopo essersi allontanati brevemente, sono però tornati sul posto a bordo di un’auto, probabilmente per assicurarsi che il malcapitato non ricevesse aiuto. In questa seconda fase, il branco ha esteso la sua furia anche ad altri tre ragazzi, che erano accorsi per prestare soccorso alla vittima e che sono stati colpiti senza alcuna ragione apparente. Questi ultimi, tuttavia, hanno rifiutato di ricevere cure mediche, segno forse della volontà di non farsi coinvolgere ulteriormente in una vicenda giudiziaria già pesante o semplicemente per la minore gravità delle lesioni riportate. I carabinieri, oltre ai quattro denunciati, stanno ora cercando di identificare un quinto uomo che avrebbe preso parte all’assalto e che sarebbe fuggito prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

La retorica della provocazione e il commento che scatena le polemiche

Mentre le indagini procedono per ricostruire ogni singolo passaggio di quella notte, un deputato di Fratelli d’Italia ha acceso un dibattito parallelo con le sue dichiarazioni. Riccardo De Corato, intervenendo ai margini della commemorazione istituzionale che si è tenuta ieri, ha infatti dichiarato che la vittima, secondo il suo punto di vista, “ha voluto andarsele a prendere”, aggiungendo che compiere un gesto del genere proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Ramelli è a dir poco grave. Queste parole, che dalle colonne dei quotidiani sono parse a molti come una pericolosa giustificazione della violenza, hanno costretto il politico a una rapida retromarcia. In una nota stampa, De Corato ha smentito “categoricamente” di aver approvato l’uso della violenza, giustificandosi con un fraintendimento: avrebbe creduto, riferisce, che l’aggressione fosse consistita solo in “qualche parola grossa” e non in un vero e proprio pestaggio. Al di là della precisazione, le sue frasi restituiscono il clima di tensione che avvolge ogni iniziativa legata alla figura di Ramelli, una tensione che dalle aule del parlamento si trasferisce direttamente sulle strade della città, come dimostra il sangue versato in via Aselli.

Il corteo e il rito del “presente” tra memoria e apologia

Nonostante l’aggressione della notte precedente, la parata commemorativa organizzata dall’estrema destra si è regolarmente svolta mercoledì sera, partendo da piazzale Gorini per concludersi in via Paladini, a pochi passi dal luogo del pestaggio del 1975. All’evento, che ha visto la partecipazione di circa duemila militanti, hanno fatto da cornice le consuete esibizioni simboliche: il “presente” gridato in coro per tre volte e i bracci tesi nel saluto romano, un gesto la cui rilevanza penale – come noto – oscillata negli anni tra condanne e assoluzioni in base all’interpretazione della giurisprudenza. La manifestazione, autorizzata e monitorata dalla Digos e dai carabinieri, è trascorsa senza ulteriori incidenti, ma ha confermato come l’anniversario della morte di Ramelli rappresenti ancora oggi un’occasione di esposizione identitaria per i gruppi neofascisti. L’ombra della violenza privata, quella dell’aggressione al trentatreenne, rimane però l’evento più concreto di queste ore, un episodio che dimostra come il dissenso politico, quando si scontra con la simbologia della memoria, rischi di tradursi in atti criminali. Le indagini dei carabinieri proseguono ora per verificare eventuali responsabilità omissive o se altri complici siano rimasti nell’ombra.

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