Milano, stacca i manifesti per Ramelli e viene picchiato: «Se l’è andata a cercare»
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Redazione Interno
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La sera che precede il ricordo ufficiale, l’aria nel quartiere Città Studi si è fatta improvvisamente più pesante, carica di quella tensione che solo gli anniversari degli anni di piombo sanno ancora evocare. Poco prima della mezzanotte, un uomo di 33 anni, residente a Milano e senza precedenti penali, ha strappato alcuni manifesti affissi per le celebrazioni del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli – il giovane militante del Fronte della Gioventù morto il 29 aprile 1975 dopo 47 giorni di agonia, a seguito dell’aggressione subita per mano di esponenti di Avanguardia operaia il 13 marzo di quello stesso anno. Quell’atto, compiuto in via Aselli a poca distanza da dove sarebbe partita la fiaccolata, è costato caro al trentatreenne: è stato notato da un gruppo di militanti di estrema destra, «almeno una decina» secondo il racconto poi riferito ai carabinieri, e aggredito con una violenza brutale che ha mescolato calci, pugni e colpi di casco. I sanitari del 118 lo hanno trasportato alla clinica Città Studi in codice verde, dove è stato medicato per ferite giudicate lievi, tra cui un taglio al sopracciglio e una lesione al labbro superiore.
La dinamica dell’aggressione e le indagini dei carabinieri
Secondo le prime ricostruzioni, convalidate dalle dichiarazioni della stessa vittima, l’uomo era uscito da un locale della zona e stava rientrando a casa quando ha deciso di rimuovere i manifesti. In quel frangente, forse mentre si trovava già in via Amedeo, è stato raggiunto da un’auto – descritta come una Golf – dalla quale sono scesi gli aggressori che lo hanno circondato e colpito senza dargli il tempo di reagire. I carabinieri della compagnia Porta Monforte, insieme al nucleo informativo, hanno avviato immediatamente le indagini concentrandosi sulla raccolta delle testimonianze e, soprattutto, sull’acquisizione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nel quadrilatero tra via Aselli e piazzale Gorini, luogo simbolo dove ogni anno si conclude la marcia. Un testimone oculare, che ha assistito alla scena, ha poi raccontato ai cronisti di aver visto il branco allontanarsi in auto dopo aver lasciato il 33enne a terra, e di essere stato a sua volta minacciato o aggredito quando ha provato ad avvicinarsi.
Lo scontro politico: la solidarietà del Pd e la provocazione di FdI
La condanna dell’episodio è arrivata immediata dal Partito Democratico, con il segretario metropolitano Alessandro Capelli che ha parlato di «un fatto grave e inaccettabile», sottolineando come quello che doveva essere un gesto di rimozione di materiale propagandistico si sia trasformato in una spedizione punitiva. Capelli, in una nota diffusa poco dopo l’accaduto, ha ricordato che il quartiere, da anni, a fine aprile, viene tappezzato di manifesti firmati «i camerati», i quali richiamano a un corteo che tradizionalmente si chiude con il saluto romano in via Paladini. Tuttavia, a far discutere e a inasprire il clima politico sono state le parole del deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, intervenuto a margine della commemorazione istituzionale di Ramelli alla quale hanno preso parte anche il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore regionale Romano La Russa. De Corato, senza mezzi termini, ha dichiarato: «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato... È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere». Una posizione, quest’ultima, che ha sostanzialmente giustificato l’aggressione subita dal 33enne, scatenando immediatamente una bufera di critiche da parte delle opposizioni.
Le reazioni istituzionali e il contesto della commemorazione
Mentre i sanitari medicavano le ferite del giovane, a pochi chilometri di distanza si teneva la cerimonia ufficiale ai giardini di via Pinturicchio. Il primo cittadino Beppe Sala, presente per rendere omaggio alla lapide, ha evitato di commentare nello specifico l’aggressione notturna, limitandosi a condannare in generale le «espressioni non in linea con la nostra costituzione», riferendosi ai saluti romani che puntualmente caratterizzano la fiaccolata serale. Il sindaco ha definito «inaccettabile» il rito fascista, pur non nominando esplicitamente gli autori del pestaggio. Dall’altro lato, l’assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa (FdI) ha tentato di smarcarsi dalle dichiarazioni del collega di partito, affermando che se tra gli aggressori ci sono responsabili di destra, questi vanno condannati al pari di chiunque altro: «Siamo contrari a ogni forma di violenza politica da sempre», ha tagliato corto, aggiungendo una citazione fuori dal tempo su Giorgio Almirante per ribadire la durezza verso il terrorismo. La vittima, nel frattempo, è stata dimessa dopo le cure e ha formalizzato la denuncia, mentre gli inquirenti continuano a setacciare le immagini delle telecamere per dare un volto e un nome agli appartenenti al gruppo che non ha esitato a usare la violenza per difendere la memoria di un militante morto cinquantun anni fa.




