L'ombrello della Nato e le ombre della guerra, da Berlinguer all'avvertimento di Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   "Mi sento più sicuro sotto l’ombrello della Nato": quella dichiarazione di Enrico Berlinguer, rilasciata in un'intervista a la Repubblica nel giugno del 1976, segnò un punto di non ritorno nella storia politica italiana, scavando un solco profondo all'interno della sinistra e della cultura che fino ad allora l'aveva animata. Una presa di posizione, la sua, che suscitò allora un dissenso ampio, seppur in parte trattenuto nel partito e più esplicito altrove, e che a distanza di cinquant'anni riemerge, con toni drammaticamente attuali, nel dibattito sulle alleanze atlantiche e sui loro limiti di fronte a un conflitto che rischia di espandersi.

Oggi, mentre l'attenzione è concentrata sulle dinamiche belliche in Ucraina, la posizione dell'Alleanza Atlantica si trova infatti a essere scrutinata sotto una luce diversa, con i suoi membri chiamati a bilanciare il sostegno a Kiev e il rischio di una escalation diretta. Da Mosca, che definisce gli sforzi occidentali "un vero asse della guerra", arriva un monito preciso, rivolto ai "volenterosi": qualora, dopo un eventuale accordo di pace, soldati e basi militari europee venissero dislocati in territorio ucraino, questi sarebbero considerati "un obiettivo legittimo". Un'avvertenza, questa, formulata dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, la quale ha sottolineato come i piani discussi in certi vertici occidentali stiano diventando "sempre più pericolosi".

Nel quadro italiano, il dibattito assume contorni peculiari, con la Lega intenta a ribadire con forza "il proprio No a ogni ipotesi di invio di soldati italiani in Ucraina", specificando come tale posizione sia "ampiamente condivisa". Un'affermazione che, se da un lato sembra rivolta all'esterno, dall'altro appare come un richiamo preventivo all'interno dello stesso esecutivo, nonostante le ripetute rassicurazioni della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani sull'assenza di qualsiasi progetto di dispiegamento militare italiano, neppure in uno scenario di tregua.

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