S’accascia a 15 anni mentre gioca a tennis, indagini dei carabinieri sulla scena della morte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un arresto cardiaco, improvviso e senza alcun preavviso, ha stroncato un ragazzo di 15 anni nel tardo pomeriggio di mercoledì 8 aprile, mentre si stava allenando all’interno di un impianto sportivo a San Giovanni Teatino, nell’area metropolitana compresa tra Pescara e Chieti. Il giovane, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe residente proprio nella stessa cittadina abruzzese, si è accasciato al suolo sotto gli occhi del suo allenatore – il quale, presumibilmente, ha assistito inerme ai secondi finali della vita del ragazzo – e di altre persone presenti nella struttura. La dinamica, ancora al vaglio degli inquirenti, non lascia spazio a dubbi sulla causa immediata del decesso, ma apre invece un fronte delicato sulle modalità di intervento e sulla dotazione tecnica del centro sportivo, teatro della tragedia.
I minuti decisivi dopo il malore sul campo da tennis di Sambuceto
La scena si è consumata a Sambuceto, frazione di San Giovanni Teatino, dove il quindicenne si era recato per un normale allenamento di tennis presso la cosiddetta Cittadella dello sport. Lì, mentre stava giocando, il ragazzo si è accasciato senza emettere un lamento: un collasso fulmineo, riconducibile a un arresto cardiaco, che lo ha lasciato privo di sensi sul rettangolo di gioco. Trasportato d’urgenza in ospedale a Pescara, il giovane è arrivato già in condizioni critiche e i tentativi di rianimazione si sono rivelati vani; la morte è stata dichiarata poco dopo il ricovero, nonostante la vicinanza della struttura sanitaria al luogo dell’incidente. Quello che i medici hanno constatato – un cuore fermo, irreversibile – interroga ora i carabinieri, i quali hanno aperto un’inchiesta per ricostruire ogni singolo passaggio di quei minuti decisivi.
L’inchiesta dei carabinieri tra defibrillatore e tempestività dei soccorsi
Gli investigatori dell’Arma, che da anni gestiscono con gradualità i casi di morte in circostanze sospette senza però mai sottovalutare eventuali negligenze, stanno vagliando due aspetti centrali: l’efficienza del defibrillatore presente presso il campo da tennis e la tempestività con cui sono stati allertati i soccorsi. Non è chiaro, al momento, se l’apparecchio sia stato effettivamente utilizzato prima dell’arrivo dell’ambulanza, né se qualcuno tra i presenti – magari lo stesso coach o un altro atleta – abbia tentato una manovra di rianimazione cardiopolmonare. I militari stanno acquisendo i referti del 118, le immagini eventuali dei sistemi di videosorveglianza interna e le testimonianze di chi si trovava nella struttura. Un aspetto, questo, che trasforma una tragedia privata in un potenziale caso giudiziario legato alla sicurezza degli impianti sportivi, senza che per ora siano state formalizzate ipotesi di reato contro alcuno.
Un quindicenne senza apparenti patologie e l’ombra delle morti improvvise nello sport
Il ragazzo, di cui non sono state rese pubbliche le condizioni cliniche pregresse, non risultava affetto da patologie note che potessero giustificare un arresto cardiaco durante uno sforzo fisico di intensità moderata come un allenamento di tennis. E proprio questa assenza di elementi previsibili rende più complessa l’analisi degli inquirenti, i quali dovranno attendere i risultati dell’autopsia – già disposta dalla procura – per capire se alla base vi fosse una malformazione congenita, un’aritmia non diagnosticata o un’altra causa organica. Nel frattempo, i carabinieri continuano a sentire l’allenatore e i dirigenti della Cittadella dello sport, cercando di ricostruire se la sequenza dei soccorsi abbia rispettato i protocolli previsti per eventi del genere. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria, e nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori dettagli sulle reali condizioni del defibrillatore – se fosse carico, funzionante e immediatamente accessibile – e sul tempo intercorso tra l’accasciamento e la chiamata al 112.




