Taglio accise, i primi controlli della guardia di finanza tra ritardi e distributori “furbetti”
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Redazione Economia
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Il secondo giorno di applicazione del decreto varato dal Consiglio dei ministri per arginare il caro carburanti, quello che prevede una riduzione delle accise capace di abbassare il prezzo alla pompa di 25 centesimi al litro per benzina e gasolio, si apre con un quadro contrastante sul territorio. Se da un lato il provvedimento emergenziale – della durata di venti giorni e accompagnato da un rafforzamento dei poteri del Garante per la sorveglianza dei prezzi -2-7 – è entrato ufficialmente in vigore, dall’altro l’adeguamento dei listini procede a rilento, con una frenata che ha subito attirato l’attenzione delle autorità di controllo. La Guardia di Finanza, agendo su indicazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha intensificato le verifiche sull’intera filiera distributiva, concentrandosi in particolare su quegli operatori che, nonostante lo sconto fiscale già applicato a monte, non hanno ancora riversato il beneficio sui cartelli stradali.
L’adeguamento parziale e il monitoraggio serrato
La misura, approvata dal Consiglio dei ministri nella serata di mercoledì e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, mira a scollegare la corsa dei prezzi internazionali dal costo finale sostenuto dai consumatori, introducendo contestualmente un meccanismo di allerta rapida per scongiurare fenomeni speculativi. Il meccanismo, tuttavia, ha evidenziato fin dalle prime battute una certa inerzia in alcune aree del Paese: nonostante l’effetto teorico dello sconto, in molti impianti la riduzione visibile è risultata inferiore ai 25 centesimi attesi, con un taglio medio che si è fermato a circa 14 centesimi. Proprio per questa discrepanza, il Garante per la sorveglianza dei prezzi – la figura nota come “Mister Prezzi” – ha compilato un elenco dettagliato di distributori e compagnie petrolifere che non avevano ancora allineato i listini, trasmettendolo immediatamente alle Fiamme Gialle per avviare controlli straordinari su strada e in autostrada.
I primi accertamenti nel Lucchese tra multe e omissioni
L’attività di monitoraggio non si è limitata ai soli prezzi ma ha spaziato fino alla trasparenza amministrativa. Nel Lucchese, i finanzieri del Comando Provinciale, seguendo le linee guida del Comando Generale, hanno messo a segno le prime sanzioni rilevanti: due distributori, uno situato a Lucca e un altro a Viareggio, sono finiti nel mirino per violazioni legate alla comunicazione dei prezzi. La posizione più critica è emersa in un impianto della zona di Torre del Lago, dove il gestore non risultava nemmeno iscritto al portale telematico “Osservaprezzi carburanti”, lo strumento obbligatorio gestito dal MIMIT che impone agli esercenti di aggiornare settimanalmente i listini praticati. A seguito dell’accertamento, oltre a una sanzione amministrativa di 6.400 euro per l’omessa comunicazione delle variazioni nei 120 giorni precedenti, è scattata una proposta di sospensione dell’attività – da uno a trenta giorni – inoltrata alla Prefettura di Lucca. Un secondo distributore nel capoluogo, sebbene regolarmente iscritto al portale, aveva invece trascurato gli aggiornamenti settimanali, incorrendo in una procedura di irregolarità analoga.
Trasparenza dei prezzi e tutela dei consumatori
Le operazioni sul territorio, coordinate dalle pattuglie in servizio al numero di pubblica utilità 117, rappresentano solo il primo strato di una strategia di controllo più ampia che mira a garantire la regolarità delle operazioni di rifornimento lungo l’intera catena distributiva. L’intensificazione di questi interventi, che nelle scorse giornate avevano già interessato il Fiorentino, risponde all’esigenza di assicurare che il taglio delle accise – una misura dal costo complessivo stimato intorno ai 500 milioni di euro per lo Stato – non venga assorbito dai margini di intermediari o gestori distratti. Le verifiche, che proseguiranno nei prossimi giorni sia sulla rete stradale che autostradale, si concentrano sull’esposizione corretta dei cartelli e sulla corrispondenza tra i prezzi pubblicizzati e quelli effettivamente praticati al pubblico, elementi ritenuti cruciali per evitare che lo sconto deciso dal governo venga vanificato da comportamenti non conformi alle nuove disposizioni.




