Leone XIV e l'Europa delle destre: la fede non si brandisce come una clava
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Redazione Esteri
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Di ritorno dal viaggio apostolico in Francia, concluso con l'atterraggio all'aeroporto di Fiumicino alle 20.55 di lunedì 28 settembre, papa Leone XIV ha affrontato durante la conferenza stampa sul volo Metz-Roma un tema che riguarda l'intera Europa e non solo.
Il Pontefice ha posto una domanda scomoda, ma decisiva: esiste una relazione tra la crisi delle Chiese cristiane e la crescita delle destre estreme? La questione, riferita in particolare alla situazione tedesca, tocca un nervo scoperto del panorama politico contemporaneo, dove i partiti nazionalisti avanzano in molti Paesi del continente.
Quattro giorni tra Parigi, Lourdes e Metz
Il viaggio, il quinto del pontificato, ha portato il Papa a Parigi, a Lourdes e in Alsazia, con una visita alla sede dell'UNESCO. A Lourdes, davanti alla Grotta delle Apparizioni, il Pontefice si è fermato in preghiera e ha affidato alla Madonna le sorti della Francia, invocando «governanti saggi e generosi, pronti al sacrificio di sé, capaci di affrontare le sfide e desiderosi di servire il bene comune».
Nella cittadina ai piedi dei Pirenei, dove i pellegrini superano gli abitanti, Leone XIV ha inaugurato il Ponte a lui intitolato, un collegamento risalente al 1930 e restaurato dopo numerose inondazioni del fiume. A Parigi, la veglia allo stadio di Saint-Denis ha riunito 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia, mentre la messa in Place de la Concorde ha visto una folla estesa lungo gli Champs-Élysées. Il Papa ha definito «letteralmente ricchi di tante benedizioni» questi quattro giorni, con particolare riferimento al tempo trascorso a contatto con i malati e i sofferenti.
Il cristianesimo come arma politica
Nel corso dell'incontro con i giornalisti a bordo dell'aereo, Leone XIV ha puntato il dito contro quei movimenti di estrema destra che utilizzano il cristianesimo come strumento di battaglia politica. Il riferimento è alla Germania, dove l'Alternative für Deutschland ha ottenuto un successo storico in Sassonia-Anhalt, una regione con la più alta densità di chiese del Paese. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer, aveva parlato chiaramente di un partito «nazionalista e völkisch», tracciando una linea rossa invalicabile per i credenti.
Leone XIV ha osservato come si assista a «una certa combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un particolare tipo di religione», un fenomeno che definisce preoccupante. La domanda del Pontefice non contiene una risposta, ma tocca un punto cruciale: quando le vecchie appartenenze si indeboliscono, il bisogno di identità non scompare, e quel vuoto culturale può essere riempito da simboli e linguaggi alternativi.
Laicità, abusi e il valore della vita
Sul tema della laicità francese, il Papa ha precisato che quando la Chiesa difende la vita e affronta questioni di dottrina sociale «non sta entrando nella politica: sta applicando il Vangelo alla vita delle persone». Il viaggio aveva tra i suoi momenti centrali anche l'incontro con un gruppo di vittime di abusi a Lourdes.
Leone XIV ha spiegato di aver chiesto loro di aiutarlo a trasmettere alle altre vittime «la disponibilità mia personale e della Chiesa ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro percorso di guarigione, riconoscendo il dolore che è stato provocato nelle loro vite». Gli abusi sessuali, ha aggiunto, sono prima di tutto un problema umano, ma quando si verificano all'interno della Chiesa assumono un'ulteriore dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta distrutta.
Guerre senza senso e riarmo
La conferenza stampa ha toccato anche il tema dei conflitti e della corsa agli armamenti. Leone XIV ha parlato senza mezzi termini dell'«illusione del riarmo» e ha denunciato come «pochissimi si stanno arricchendo enormemente grazie a un'industria che promuove la guerra», mentre con quelle risorse si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi e la disoccupazione.
Il Pontefice ha invitato i leader della Russia e dell'Ucraina, ma anche di altri Paesi, a sedersi attorno a un tavolo e dialogare, perché «continuare ad armarsi non fa altro che alimentare sempre più la tensione che potrebbe sfociare nello scoppio di un'altra guerra».
Sull'intelligenza artificiale, ha invitato i responsabili politici e i dirigenti del settore a riunirsi per esaminare ciò che sta già accadendo e ciò che potrebbe verificarsi, promuovendo strumenti che garantiscano che questa tecnologia non arrivi a un punto in cui possa distruggere l'umanità o escludere l'essere umano dal processo decisionale.
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