I rendimenti dell'eurozona restano stabili, mentre lo spread Btp-Bund si assesta
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Redazione Economia
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I rendimenti dei titoli di Stato nell'area euro, dopo le recenti fluttuazioni, mostrano ora una fase di relativa stasi; il costo di finanziamento del Bund decennale, punto di riferimento per i mercati, si attesta infatti al 2,68%, un livello pressoché invariato che suggerisce una pausa di riflessione negli scambi. L’andamento dell’obbligazionario europeo, tuttavia, potrebbe subire influenze esterne, venendo sollecitato dall’impatto della presentazione del bilancio del Regno Unito sui Gilt britannici. Secondo gli analisti del deVere Group, tali titoli si confermano particolarmente vulnerabili in un frangente nel quale gli investitori, in attesa delle proiezioni economiche dell'Ufficio per la Responsabilità di Bilancio, adottano una strategia di cauta osservazione.
Il merito del giudizio di Moody's
Prosegue intanto il suo declino lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, un differenziale che, dopo il giudizio positivo espresso da Moody's – il quale ha innalzato il rating del paese per la prima volta dopo oltre un ventennio –, si è riportato in apertura a 75 punti base, per poi registrare un lieve rialzo. Quel che si osserva, nonostante le oscillazioni, è un assestamento su valori ben più contenuti rispetto al passato recente, un segnale che, se da un lato i rendimenti permangono relativamente alti a causa di tassi di interesse ancora lontani dai livelli pre-pandemia, dall’altro evidenzia un clima di fiducia ritrovata.
Il netto calo dei rendimenti
In una seduta caratterizzata da movimenti contrastanti, i rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona hanno poi registrato un netto calo, con il costo del Bund decennale sceso al 2,67%; similmente, il rendimento del titolo decennale francese, l'Oat, è diminuito fino al 3,40%, allineandosi a quello del Btp italiano, anch'esso al 3,40%, mentre lo spread Btp-Bund si è mantenuto stabile intorno ai 75 punti base. Sul fronte macroeconomico, intanto, giunge la conferma ufficiale della stagnazione del prodotto interno lordo tedesco nel terzo trimestre, un dato che, come sottolineato dall'Ufficio federale di statistica, non si discosta dalla lettura preliminare.
La forbice si è stretta di 175 punti
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il rischio Italia, simboleggiato dallo spread, valeva ben 250 punti in più rispetto al benchmark tedesco; da allora, un percorso che ha avuto inizio alla vigilia del giuramento del governo Meloni, quella forchetta si è stretta di 175 punti. Questo notevole riassorbimento è avvenuto non solo per il calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, favorito dai conti in ordine e da un clima di fiducia, ma anche per il contemporaneo rialzo dei rendimenti dei titoli tedeschi, a loro volta spinti dall’allargamento delle maglie del debito deciso da Berlino.




