Ozzy Osbourne è morto per un infarto acuto, aggravato dal Parkinson

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il certificato di morte depositato a Londra dalla figlia Aimée ha confermato ciò che molti temevano: Ozzy Osbourne, scomparso il 22 luglio all’età di 76 anni, è stato stroncato da un «infarto miocardico acuto», seguito da un «arresto cardiaco fuori dall’ospedale». Le condizioni di salute del cantante, già compromesse dal morbo di Parkinson con disfunzione autonomica e da una malattia coronarica, hanno contribuito a un esito che, seppur drammatico, non ha sorpreso chi ne seguiva da anni il declino fisico.

Nonostante i problemi di salute, Osbourne aveva trovato la forza per un ultimo, memorabile concerto d’addio, radunando amici e colleghi per un tributo alla carriera che lo ha reso una leggenda. Quella voce graffiante, capace di definire un’intera generazione musicale, si è spenta nella sua casa, lontano dai riflettori, anche se il rumore dei suoi riff – prima con i Black Sabbath, poi da solista – continuerà a riecheggiare.

A Birmingham, città che lo ha visto nascere e diventare il «Principe delle Tenebre», i fan si sono radunati per un commiato carico di emozione, tra fiori, lacrime e musica immortale. Quella stessa città che, mezzo secolo fa, lo lanciò nel mondo con un sound oscuro e rivoluzionario, oggi ne piange la perdita senza retorica, consapevole che pochi artisti hanno lasciato un’impronta così profonda.

La stampa britannica, citando il certificato, ha sottolineato come le concause del decesso fossero inevitabilmente legate al Parkinson, malattia con cui Ozzy conviveva da anni, e alla degenerazione del sistema cardiocircolatorio. Un epilogo che, pur nella sua durezza, risparmia almeno il dubbio di una fine improvvisa: l’ultimo anno di vita del rocker era stato segnato da ricoveri e difficoltà crescenti, mentre la famiglia – la moglie Sharon, i figli – ne aveva già annunciato il ritiro dalle scene.

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