Afghanistan, i talebani celebrano 5 anni al potere tra feste e un paese in ginocchio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Kabul si è vestita a festa, ma è una celebrazione che suona come un macabro scherzo per gran parte della popolazione. I talebani hanno infatti segnato il quinto anniversario del loro ritorno al potere, conquistato il 15 agosto 2021 dopo il ritiro delle forze occidentali e il crollo del governo sostenuto dagli Stati Uniti.

La ricorrenza, che il regime ha battezzato "Giornata della Vittoria", è stata caratterizzata da cerimonie ufficiali e cortei di veicoli che hanno sfilato per le strade della capitale, mentre dagli elicotteri venivano lanciati fiori, in una messa in scena che voleva trasmettere un'immagine di trionfo e stabilità.

L'apartheid di genere denunciato da Malala

In netto contrasto con questi festeggiamenti, la voce di chi non ha nulla da celebrare si è levata potente. L'attivista pakistana Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace nel 2014, ha lanciato un duro messaggio ai leader talebani attraverso un video pubblicato sui social. "Oggi ricorre il quinto anniversario della presa di potere dei talebani in Afghanistan", ha dichiarato Malala, ricordando il drammatico cambiamento avvenuto in questi anni. "Cinque anni fa le donne erano medici, ingegneri, atlete e artiste.

Ora è vietato loro frequentare l'università, lavorare e persino recarsi nei parchi pubblici". L'attivista ha definito il sistema imposto dai talebani come un vero e proprio "apartheid di genere", un sistema di segregazione e dominio che ha cancellato milioni di donne e ragazze dalla vita pubblica, e ha concluso il suo intervento con un monito: i talebani non hanno nulla da festeggiare, perché saranno ritenuti responsabili dei loro crimini.

Crisi umanitaria e collasso sanitario: l'allarme di Emergency

A tracciare un bilancio impietoso di questi cinque anni di governo talebano è anche l'organizzazione non governativa Emergency, presente in Afghanistan da oltre vent'anni. L'ong ha sottolineato come la crisi umanitaria, economica e sanitaria nel Paese continui ad aggravarsi, con una recessione che peggiora anche a causa delle tensioni regionali. Il conflitto con il Pakistan e la recente escalation che ha coinvolto l'Iran hanno compromesso le principali rotte commerciali, con conseguenze drammatiche su prezzi e disponibilità di cibo e medicinali.

La situazione sanitaria è al collasso: solo nel 2025, 445 strutture sanitarie sono state costrette a chiudere o sospendere le attività a causa dei tagli ai finanziamenti, privando oltre 3 milioni di persone di cure essenziali. Nel suo ospedale di Kabul, Emergency ha registrato un aumento dei casi gravi e dei morti all'arrivo, dovuto anche al ritardo nel raggiungere le strutture, mentre la violenza urbana aumenta e i disastri naturali come terremoti e alluvioni colpiscono un tessuto sociale già fragile.

Un isolamento internazionale che si incrina

Nonostante la propaganda e le celebrazioni, il governo talebano rimane sostanzialmente isolato sulla scena internazionale. La Russia è a oggi l'unico Stato ad aver riconosciuto formalmente il governo dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan, mentre altri Paesi come Cina, Emirati Arabi Uniti e Kazakistan mantengono un dialogo tecnico o accettano ambasciatori senza compiere un riconoscimento politico ufficiale.

L'Unione europea e gli Stati Uniti mantengono una linea più prudente, limitando i contatti all'assistenza umanitaria, ma la presenza di una delegazione talebana a Bruxelles lo scorso giugno ha comunque acceso i riflettori su un possibile, lento scongelamento delle relazioni. Un quadro complesso, dove la comunità internazionale cerca di bilanciare l'emergenza umanitaria con la necessità di non legittimare un regime che ha costruito la sua identità sulla negazione dei diritti fondamentali di metà della sua popolazione.

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