Bastiano e il Palio di luglio: la vittoria di Tittia che non era scontata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Silvano Vigni, detto Bastiano, cinque volte fantino vittorioso al Palio di Siena, non nasconde la sua sorpresa per l’esito della carriera del 3 luglio. “La vittoria di Tittia su Diodoro è stata una bella sorpresa, anche se non del tutto inaspettata”, ammette, sottolineando come il fatto che il fantino abbia montato un cavallo che conosce alla perfezione abbia giocato un ruolo decisivo. “È come guidare una macchina: se usi sempre la stessa, anche se un’altra è identica, il risultato può cambiare”.

Quella di Tittia – al secolo Giovanni Atzeni – è stata una cavalcata dominante, tanto da lasciare poco spazio agli avversari. Partito con calma dalla mossa, ha bruciato i rivali alla Fonte, trasformando la corsa in una solitaria esibizione di maestria. Un capolavoro tattico che gli ha regalato l’undicesimo successo in carriera, avvicinandolo sempre di più al record di Andrea Degortes, detto Aceto. “Mezz’ora prima della partenza ho capito di poter vincere”, ha confessato il fantino sardo, celebrato a Nurri con una festa che ha confermato quanto quell’impresa abbia radici lontane.

Non tutti i fantini, però, hanno lasciato il segno. Bastiano, nel suo “pagellone”, è netto: solo tre meritano di superare una sufficienza stiracchiata. Tra questi, oltre a Tittia, spiccano Virgola e Gingillo, capaci di emergere in una prova che ha visto molti protagonisti in difficoltà. Per gli altri, il giudizio è senza sconti: chi ha corso senza convinzione, chi ha sbagliato i tempi, chi semplicemente non è riuscito a imporsi.

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