Romeo is a Dead Man: il caos creativo di Suda51 in una nuova, folle avventura
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Dopo l’episodio conclusivo della saga di Travis Touchdown, che aveva segnato uno stop forzato a una delle serie più iconiche della software house, Grasshopper Manufacture si è trovata a un bivio, costretta a reinventarsi senza però rinnegare la sua indole. La scelta, come dimostra Romeo is a Dead Man, non è stata quella di abbandonare il caratteristico action ma di plasmarlo in un contenitore narrativo totalmente nuovo, un esperimento che trae ispirazione dalla tragedia shakespeariana per trasformarla in un vortice di paradossi temporali e violenza iper-stilizzata. Il protagonista, Romeo Stargazer, non è un cacciatore di taglie come il predecessore ma un vice-sceriffo di una cittadina americana, Deadford, che si ritrova suo malgrado al centro di una contorta storia d’amore e di sci-fi, un pretesto per quelle meccaniche di combattimento che rimangono il fulcro dell’esperienza proposta dal game designer.
Tra innovazione e consolidato patrimonio ludico
Sebbene l’ambientazione e i personaggi rappresentino una novità assoluta per lo studio, chi ha familiarità con i lavori di Goichi Suda, noto come Suda51, ritroverà immediatamente i tratti distintivi del suo stile inconfondibile: un’estetica grafica che mescola abilmente elementi pulp, cinematografici e manga, un umorismo nero e dissacrante, e una struttura di gioco che privilegia l’impatto visivo e la spettacolarità delle azioni. Le meccaniche di combattimento, seppur radicate nel solco del character action, tentano di distanziarsi dai modelli passati introducendo un sistema di parate e contrattacchi che punta a una maggior profondità tattica, sebbene il bilanciamento non risulti sempre perfetto e alcuni scontri possano frustrare per una difficoltà a volte altalenante. La tecnica, del resto, non è mai stata il punto di forza primario della casa di sviluppo, e anche in questo caso le prestazioni oscillano tra momenti di grande impatto visivo e altri in cui il frame rate o i caricamenti mostrano qualche criticità.
Una narrazione che sfida le convenzioni
La trama, che riscrive in chiave moderna e ultraviolenta la storia dei due amanti di Verona, si dipana attraverso missioni non lineari e colpi di scena che sfruttano il tema degli universi paralleli, permettendo al giocatore di esplorare versioni alternative degli eventi e dei personaggi. Questa struttura, se da un lato arricchisce la longevità del Titolo e ne esalta la natura sperimentale, dall’altro rischia di disorientare, creando momenti di confusione narrativa che non tutti apprezzeranno. La localizzazione in italiano dei testi, comunque curata nei dialoghi, aiuta a districarsi nel complesso plot, il quale, va detto, non ambisce a essere un dramma letterario ma piuttosto una cornice esagerata e consapevolmente eccessiva per giustificare il caos in scena. Il prezzo di lancio, fissato a quasi cinquanta euro, posiziona il prodotto in una fascia medio-alta, giustificata dalla durata contenuta ma intensa dell’avventura e dalla sua indubbia unicità nel panorama attuale.
Il giudizio su un capitolo audace
Quello che emerge dopo aver completato l’avventura è la sensazione di aver giocato un titolo genuinamente originale, che osa senza preoccuparsi troppo delle aspettative del mercato mainstream. Romeo is a Dead Man non rappresenta una rivoluzione per Grasshopper Manufacture, bensì un’evoluzione naturale del suo linguaggio, un concentrato di tutte le ossessioni e gli stilemi che hanno reso celebre Suda51. Pur con i suoi difetti tecnici e qualche sbilanciamento nel gameplay, il gioco riesce a trasmettere una carica creativa rara, dimostrando come il talento del suo autore non si sia affatto sopito ma anzi trovi, in questa fase matura della carriera, nuova linfa per proposte ancora più spericolate e personali. L’assenza di una componente multiplayer non pesa, in un’esperienza chiaramente concepita come un viaggio solitario e fortemente autoriale.




