Romeo is a Dead Man, Suda51 mette in scena il suo caos più maturo e visionario
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Definire un Titolo di Grasshopper Manufacture, studio guidato dalla mente anarchica di Goichi Suda, noto come Suda51, rappresenta sempre una sfida che va ben oltre la semplice critica videoludica, configurandosi piuttosto come un tentativo di traduzione di un linguaggio audiovisivo profondamente cifrato e personale. Dopo la conclusione, per molti aspetti caotica, di No More Heroes 3 e le difficoltà nel portare avanti quel franchise, la domanda sulla direzione futura dello studio era più che legittima. La risposta, arrivata con Romeo is a Dead Man, non si è manifestata attraverso un cambio di genere radicale, un'ipotesi peraltro non remota data la variegata produzione dell'azienda, ma con un radicamento ancora più profondo nel character action, liberandosi però del personaggio di Travis Touchdown per abbracciare una narrazione forsennata e volutamente illogica.
Un pastrocchio meraviglioso e imperfetto
Il gioco, che si presenta senza mezzi termini come un delirio e un "pasticcio pieno di imperfezioni", riesce nell'intento non banale di intrattenere e sorprendere, proprio grazie alla sua natura refrattaria a qualsiasi categorizzazione semplicistica. Ambientato nella cittadina immaginaria di Deadford, in Pennsylvania, il titolo trasforma la tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta in una matassa narrativa fatta di paradossi temporali e universi paralleli, dove il vice-sceriffo Romeo Stargazer si trova coinvolto in una spirale di eventi ultraviolenti e fantascientifici. La sensazione, dopo averne sperimentato i meccanismi, è quella di un'artista che, invece di smussare gli angoli della propria creatività con il passare del tempo, ha deciso di affilarli ulteriormente, producendo un'opera che, nella sua apparente confusione, rivela una coerenza d'intenti spiazzante.
La pazzia creativa di un autore che non si addomestica
C'è infatti una differenza sostanziale, come evidenzia l'analisi del titolo, tra il caos fine a se stesso e il caos governato da una regia precisa, seppur folle: Suda51, ormai prossimo ai sessant'anni, sembra appartenere a questa seconda categoria, dimostrando come la sua cifra stilistica non sia un mero esercizio di stile giovanile ma un vero e proprio alfabeto espressivo. Opere come Killer7 o Lollipop Chainsaw, sebbene già di per sé destabilizzanti, appaiono quasi come propedeutiche a questa summa della sua visione, un gioco che forza i confini del genere action mescolandoli con una trama da feuilletter fantascientifico e con una presentazione visiva e sonora aggressivamente eccentrica. Ne risulta un prodotto che, lungi dall'essere di facile approccio, punta a creare una nicchia del tutto peculiare, rifiutando qualsiasi compromesso con le logiche di mercato più standardizzate.
Un action fuori dagli schemi che punta sulla narrazione
Il cuore dell'esperienza risiede, al di là della folle impalcatura narrativa, in un sistema di combattimento che eredita dal filone dei character action una certa ricerca della spettacolarità, pur declinandola con una fisicità più grezza e soluzioni spesso bizzarre. La struttura, che alterna fasi esplorative nella cittadina di Deadford a sequenze mission-based più tradizionali, permette a Suda51 di dipanare la sua storia d'amore impossibile e violenta, senza però mai sacrificare completamente il ritmo dell'azione. La localizzazione completa dei testi, unita a una colonna sonora che spazia da toni malinconici a distorsioni metal, completa un quadro audiovisivo coerente con le intenzioni dell'autore, il quale sembra aver voluto riversare in questo progetto tutta la libertà creativa accumulata in anni di produzione. Romeo is a Dead Man, in definitiva, non è un gioco per tutti, ma si configura come un esperimento riuscito per chi è disposto ad abbandonarsi a una regia autoriale fortissima e deliberatamente fuori controllo.




