Attacco russo su Kiev e altre città, Zelensky: “Massiccia offesa in arrivo”. Il faccia a faccia con Trump alla Casa Bianca
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Redazione Esteri
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Missili russi hanno colpito la capitale ucraina e diverse altre regioni del paese nella notte, confermando i drammatici timori espressi nelle scorse ore dal presidente Volodymyr Zelensky. L'allerta aerea è scattata in tutto il territorio nazionale, con le difese aeree impegnate a contrastare l'offensiva nemica, mentre l'aeronautica militare di Kiev ha segnalato il lancio di ordigni in direzione di città chiave come Dnipro e Kryvyi Rih, la città natale del presidente ucraino, in un'azione che aveva già messo in allarme gli analisti militari per la sua potenziale portata devastante.
L'attacco, che secondo le prime informazioni sarebbe stato condotto con missili balistici ipersonici, è arrivato a poche ore dall'incontro ad alto livello tra Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca.
Un faccia a faccia, quello nello Studio Ovale, che avrebbe visto il leader americano esortare il suo omologo ucraino a "porre fine alla guerra", in un confronto descritto come franco ma produttivo, mentre sul tavolo restano le urgenti richieste di Kiev per rafforzare le proprie difese aeree, in particolare per quanto riguarda i sistemi missilistici e gli intercettori.
L’allarme di Zelensky: “Preparato un attacco su vasta scala”
Già nella serata di mercoledì, il presidente ucraino aveva lanciato un avvertimento preciso e drammatico, condividendo con i suoi cittadini e con la comunità internazionale le conclusioni di un rapporto ricevuto dal comandante dell'Aeronautica, Anatolii Kryvonozhko. Secondo quanto riportato da Zelensky sui suoi canali social, i russi avrebbero preparato un attacco di vasta portata nell'arco di diversi giorni, con un'alta probabilità che l'offensiva venisse scatenata proprio durante la notte, una previsione che si è purtroppo rivelata tragica e puntuale.
In quella che è apparsa subito come una corsa contro il tempo per salvare quante più vite possibili, Zelensky ha sottolineato come la protezione dei cittadini ucraini dipenda ormai in modo cruciale dalla prontezza dei partner internazionali, e in particolare dagli Stati Uniti, nel fornire missili di difesa aerea fondamentali per intercettare le minacce russe, un appello che si inserisce in un quadro di trattative complesse e di pressioni diplomatiche crescenti.
La richiesta, avanzata dal leader ucraino, di ottenere fino a 300 intercettori Patriot per affrontare i mesi invernali rappresenta il nodo centrale di una partita che si gioca tra le necessità immediate del campo di battaglia e le capacità produttive e gli stock degli alleati occidentali.
Il vertice di Washington e il pressing di Trump
Proprio mentre i missili cominciavano a cadere sull'Ucraina, a Washington si andavano definendo i contorni di un vertice che potrebbe segnare un punto di svolta nelle dinamiche del conflitto. L'incontro tra Trump e Zelensky, il primo faccia a faccia dopo le tensioni dei mesi scorsi, ha visto il presidente americano assumere una posizione chiara e lineare, spingendo affinché si trovi una soluzione diplomatica al conflitto, invitando il leader di Kiev a porre fine alle ostilità.
Fonti vicine ai colloqui riferiscono che Trump avrebbe ribadito la sua volontà di chiudere il dossier ucraino, considerato ormai una priorità della sua agenda di politica estera, mentre il presidente Usa ha anche confermato di avere buoni rapporti con il presidente russo Vladimir Putin, cercando di mantenere un equilibrio che possa favorire un eventuale tavolo negoziale.
La Casa Bianca, nel frattempo, ha dato un segnale concreto di sostegno a lungo termine all'Ucraina attraverso la firma di un contratto con la Lockheed Martin del valore di 59 miliardi di dollari, finalizzato a triplicare la produzione dei missili, un investimento che dimostra come, nonostante le pressioni per la pace, gli Stati Uniti continuino a prepararsi a un conflitto che potrebbe protrarsi ancora a lungo.
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