Trump e Zelensky, quel faccia a faccia nella basilica che riaccende la speranza
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Redazione Interno
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Erano seduti su due semplici sedie, piegati l’uno verso l’altro, le teste così vicine da sembrare impegnati in un dialogo confidenziale. Volodymyr Zelensky, questa volta senza divisa ma in un sobrio abito nero, e Donald Trump, con il suo blu cobalto lontano dal dress code vaticano, hanno trasformato un incontro formale in un’immagine già simbolica. Lo sfondo, una raffigurazione del battesimo di Cristo nella basilica di San Pietro, ha aggiunto un’aura quasi sacrale a quel bilaterale improvvisato durante i funerali di Papa Francesco.
Era il novembre 2024 quando il pontefice, parlando della basilica come «grande casa» dove «tutti devono sentirsi accolti», aveva forse previsto che quel luogo avrebbe ospitato non solo preghiere ma anche diplomazia. E così, tra le mura millenarie, i due presidenti hanno discusso a bassa voce – quasi per non disturbare l’eco sacro – di un possibile cessate il fuoco «incondizionato» e di una pace per l’Ucraina. Un dialogo breve, ma destinato a lasciare il segno.
Lo stesso Zelensky, poche ore dopo, si è intrattenuto con Emmanuel Macron in un incontro definito «molto positivo». Il presidente francese ha ribadito che l’Ucraina è pronta a deporre le armi senza condizioni e che la «Coalizione dei volenterosi», guidata da Parigi e Londra, lavorerà senza sosta per raggiungere l’obiettivo. Non solo: a margine delle esequie papali, il leader ucraino ha stretto un altro colloquio con il premier britannico Keir Starmer, confermando l’intenzione di proseguire con questi faccia a faccia. «Continueremo – ha detto – perché la pace sia finalmente possibile».




