Il gesto estremo di Francesco: l’ultima visita ai detenuti di Regina Coeli
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Redazione Interno
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Quattro giorni prima di morire, nonostante le precarie condizioni di salute, Papa Francesco ha voluto raggiungere il carcere di Regina Coeli, dove avrebbe dovuto compiere il rito della lavanda dei piedi in occasione del Giovedì Santo. Un gesto mancato a causa della malattia, ma carico di un significato che riassume l’essenza del suo pontificato. «Una figura straordinaria», lo ha definito padre Vittorio Trani, cappellano del penitenziario romano, sottolineando come Bergoglio abbia scelto, negli ultimi istanti di vita, di dedicarsi ancora a chi è stato dimenticato dalla società.
Quella di Francesco verso le carceri è stata un’attenzione costante, iniziata nel 2013 con la visita al minorile di Casal del Marmo e culminata in quello che sarebbe diventato il suo estremo saluto. Un filo rosso che lega i momenti più significativi del suo ministero: dalla Porta Santa aperta nel complesso di Rebibbia alla frase «perché voi e non io», pronunciata durante un incontro con i detenuti, sintesi di un’empatia che ha sfidato pregiudizi e logiche punitive.
Non si è trattato di mere cerimonie, ma di scelte deliberate per riportare al centro chi vive ai margini. Lo dimostra anche la decisione di destinare ai carcerati i beni personali del Pontefice, così come la presenza dei detenuti ai suoi funerali. Un legame che va oltre il simbolo, radicato in quella «carità senza calcoli» che ha caratterizzato il suo approccio pastorale.
Anche nelle ultime ore, Francesco ha voluto ridimensionare ogni forma di ostentazione. La traslazione della salma, avvenuta ieri dalla Cappella di Santa Marta alla Basilica di San Pietro, è stata scandita da una sobrietà voluta dallo stesso Papa, in linea con uno stile che ha sempre privilegiato la sostanza alle apparenze. Un’ultima coerenza, in un pontificato che ha fatto della prossimità ai sofferenti la sua cifra distintiva.




