Il Papa a Regina Coeli: "Vivrò la Pasqua come posso"
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Redazione Interno
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Papa Francesco ha fatto ritorno al carcere di Regina Coeli nel pomeriggio del Giovedì Santo, mantenendo una tradizione che ormai lo vede, anno dopo anno, varcare le porte di un istituto penitenziario per incontrare chi, come ha detto lui stesso, «mi fa domandare perché loro e non io». Questa volta, accolto dalla direttrice Claudia Clementi e dallo staff del penitenziario romano, si è rivolto a una settantina di detenuti di diverse nazionalità, molti dei quali partecipano alle attività spirituali organizzate dal cappellano della struttura, don Vittorio Trani.
«Non posso fare la lavanda dei piedi, ma vi sono vicino», ha detto il Pontefice, rinunciando al gesto liturgico simbolico a causa delle sue precarie condizioni di salute. Eppure, nonostante la fatica evidente sul volto – come ha notato lo stesso cappellano –, Francesco ha voluto stringere le mani, benedire, ascoltare. «Ha preso il microfono e ha detto semplicemente: "Ragazzi, tanti auguri per la Pasqua"», ha raccontato padre Trani, visibilmente commosso. Poi, con lentezza ma senza esitazione, si è avvicinato a ognuno di loro, regalando corone del rosario e accettando quel bacio sulla mano che, più di ogni parola, ha restituito un’immagine di fragilità e insieme di vicinanza.
All’uscita, fermandosi brevemente davanti ai giornalisti, Bergoglio ha aggiunto poche parole, dense di un significato che va oltre il rituale: «Come vivrò la Pasqua? Come posso». Una risposta che suona come un’eco delle sue stesse domande interiori, quelle che affiorano ogni volta che si trova di fronte a chi vive ai margini, dietro le sbarre. E mentre il Vaticano diffondeva un comunicato ufficiale per confermare i dettagli della visita, già circolavano le prime reazioni di chi, come i detenuti, ha percepito in quel gesto un segno di speranza.
Non è la prima volta che Francesco sceglie di trascorrere il Triduo Pasquale accanto a chi è recluso, e nemmeno la prima in cui emerge con chiarezza il suo tentativo di smussare le barriere tra "dentro" e "fuori". Quello di oggi, però, assume un tono particolare, segnato dalla consapevolezza di un fisico che non regge più come un tempo. Se in passato aveva lavato i piedi a migranti, carcerati, disabili, quest’anno ha dovuto limitarsi a una presenza silenziosa, ma non per questo meno intensa.




