Report, la redazione si smarca: “Ranucci? Mai sfiduciato”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione. La presa di posizione arriva all'indomani dell'ordinanza con cui il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci per ottenere il reintegro alla conduzione di Report. I giudici hanno confermato la legittimità della riorganizzazione decisa dalla Rai a fine agosto, quando l'azienda aveva comunicato al giornalista la rimozione dalla guida del programma proponendogli incarichi alternativi, tra cui ruoli di rilievo al Tg3, a RaiNews24 o come corrispondente dall'estero.
Opzioni che Ranucci aveva respinto definendole mortificanti per la storia del format e per la professionalità della redazione.
La ricostruzione della redazione
La squadra di Report ha voluto chiarire i passaggi che hanno preceduto la decisione aziendale, respingendo la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. In una nota diffusa nella giornata di ieri, i giornalisti hanno ricordato che già a giugno, prima che scoppiasse lo scandalo legato all'attentato e all'amicizia con Valter Lavitola, il gruppo degli inviati aveva proposto di affiancare a Ranucci due coautori nella gestione del programma. Quella prima proposta, tuttavia, non aveva avuto seguito.
Poi a luglio l'intera squadra aveva avanzato una nuova ipotesi, che prevedeva due coautori al suo fianco e un coordinamento della redazione e degli inviati.
L'abbiamo discussa e votata in assemblea, alla luce del sole, quasi all'unanimità, si legge ancora nel comunicato. Lo scopo era uno solo: non lasciarlo solo nel momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a protezione del programma. La proposta non è stata accolta e forse non è stata compresa, ma nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido. Le decisioni sulla conduzione le ha prese l'azienda e ci siamo battuti perché non fosse minacciata l'autonomia e l'indipendenza del nostro lavoro.
Le motivazioni del giudice
Nell'ordinanza di oltre trenta pagine, la giudice del lavoro Donatella Casari ha riconosciuto l'esistenza di una impropria pressione mediatica esercitata da esponenti della maggioranza di governo, finalizzata alla rimozione del conduttore. Il tribunale ha tuttavia ritenuto questo elemento insufficiente, da solo, a dimostrare che la scelta della Rai sia stata effettivamente condizionata dalla politica.
Secondo la ricostruzione del giudice, la riorganizzazione decisa dall'azienda appare sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e giustificata dall'esigenza di risolvere le tensioni interne alla redazione.
Uno degli elementi centrali dell'ordinanza riguarda i rapporti tra Ranucci e i suoi collaboratori. Il 28 luglio, durante un'assemblea, 47 giornalisti sui 49 presenti avevano votato a favore di una proposta di riorganizzazione che prevedeva di affiancare al conduttore due coautori, individuati in Giorgio Mottola e Giulio Valesini, insieme all'istituzione di un coordinamento della redazione. Ranucci aveva contestato quella proposta, interpretandola come un ridimensionamento del proprio ruolo e definendola in una successiva comunicazione un possibile commissariamento.
È anche sulla base della corrispondenza tra il conduttore e i colleghi che il tribunale individua una profonda frattura all'interno della redazione.
La reazione di Ranucci
Magari potevano mandare un messaggio un po' prima, in maniera anche forte. Così Sigfrido Ranucci, a margine del suo spettacolo Diario di un trapezista al teatro Duse di Bologna, ha commentato la nota con cui la squadra di Report ha preso le distanze dalla sentenza. Il giornalista ha sottolineato come i colleghi che guidava fino a qualche mese fa abbiano preso posizione solo dopo che il giudice aveva rigettato il ricorso, motivandolo anche attingendo a una serie di dichiarazioni esterne.
Per Ranucci è passato il concetto che si può rimuovere un giornalista in base al rumore mediatico, poco importa se sia vero o falso. Il riferimento è alla mole di articoli e dichiarazioni che nei mesi scorsi hanno accompagnato la vicenda giudiziaria legata all'attentato dinamitardo del ottobre 2025, quando due ordigni esplosero davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano distruggendo la sua auto e quella della figlia.
Le indagini della procura di Roma hanno poi portato all'identificazione di Valter Lavitola come mandante dell'attentato, circostanza che ha alimentato polemiche sull'opportunità della sua permanenza alla guida del programma.
Sono una persona testarda, cocciuta, ho sempre fatto il mio lavoro credendo in quello che faccio, ha aggiunto il giornalista, spiegando di non escludere altre scelte in futuro. La Rai, dal canto suo, ha scelto come nuovi conduttori del programma Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, che guideranno la nuova stagione a partire dall'8 novembre.
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