Danieli, Equita taglia il target price: i conti 2026 deludono e la guidance resta sotto le attese
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Danieli & C. Officine Meccaniche ha chiuso l'esercizio 2025/2026, terminato lo scorso 30 giugno, con un fatturato di 3,833 miliardi di euro, in calo del 9 per cento rispetto all'anno precedente. Il margine operativo lordo si è attestato a 438,9 milioni, sostanzialmente stabile, mentre l'utile netto è salito del 5 per cento a 230,4 milioni.
Nonostante la crescita dell'utile, i risultati diffusi lo scorso 25 settembre a mercati chiusi hanno innescato una pesante ondata di vendite sul titolo, che lunedì ha perso oltre il 15 per cento a Piazza Affari, scivolando ai minimi dallo scorso gennaio.
Le ragioni del sell-off
A penalizzare il titolo sono state le indicazioni fornite dal gruppo per l'esercizio in corso. Danieli prevede per il 2026/2027 un fatturato compreso tra 3,9 e 4,2 miliardi di euro e un margine operativo lordo tra 430 e 450 milioni. Nel punto intermedio, la previsione di Ebitda risulta circa il 10 per cento al di sotto del consenso, un elemento che ha spinto diversi analisti a rivedere le proprie stime. Intermonte ha definito i risultati «leggermente inferiori alle stime», evidenziando come l'Ebitda di 438,9 milioni sia risultato inferiore ai 456 milioni attesi.
La banca d'investimento ha comunque confermato il rating outperform con un target price di 83 euro.
La revisione di Equita e il nodo svalutazioni
Equita ha scelto una linea più prudente, abbassando il prezzo obiettivo a 81 euro per azione, il 5 per cento in meno, e riducendo anche il target sulle azioni di risparmio a 56 euro. Gli analisti hanno confermato la raccomandazione «Buy», ma hanno sottolineato come i conti 2026 siano complessivamente inferiori alle attese, con un miss del 3 per cento a livello di Ebitda. A pesare è stata in particolare la divisione Plant-making, che ha risentito di una minore top-line per effetto del phasing dei progetti, solo in parte compensata da una marginalità solida.
Sul risultato operativo e sull'utile hanno inciso anche svalutazioni non cash legate al business di Fata, che secondo Equita spiegano larga parte della delusione.
I punti di forza che restano
Non mancano gli elementi positivi. Il portafoglio ordini ha raggiunto i 6,038 miliardi di euro, in crescita dai 5,384 miliardi dell'anno precedente, con un book-to-bill della divisione Plant-making confermato in area 1,2 volte. La cassa netta adjusted è salita del 48 per cento a 1,02 miliardi, un livello significativamente migliore delle attese grazie soprattutto agli anticipi incassati. Anche il free cash flow, escludendo gli anticipi, si è mantenuto solido a circa 360 milioni.
La divisione Steel making ha mostrato un netto miglioramento della redditività, con un Ebitda salito a 71,3 milioni e un ritorno al risultato operativo positivo.
Le stime degli altri analisti
Banca Akros ha ridotto il target price da 75 a 70 euro, mentre Mediobanca ha alzato il proprio obiettivo a 67,20 euro dai precedenti 65, mettendo in evidenza una posizione di cassa e un portafoglio ordini superiori alle attese. Intesa Sanpaolo ha avviato una revisione del rating e del prezzo obiettivo sul titolo, sottolineando come i risultati siano stati in linea su fatturato e margine Ebitda, ma al di sotto delle attese del consenso sull'Ebit e sul risultato netto, con la guidance per il prossimo esercizio giudicata prudente.
Il gruppo friulano resta esposto a temi strutturali come la decarbonizzazione, il reshoring negli Stati Uniti e gli investimenti in impianti DRI in Medio Oriente e Africa.
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