Nazionale, è ufficiale: Roberto Mancini è il nuovo ct. Ranieri presidente del Club Italia
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Redazione Sport
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Il Consiglio federale della Figc ha ufficializzato la scelta che mette fine a una telenovela durata giorni: Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. A comunicarlo è stato il presidente della Federazione, Giovanni Malagò, al termine della riunione tenutasi oggi a Roma, chiudendo una delle vicende più convulse degli ultimi anni per il calcio azzurro, segnata dalle dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo e dal mancato approdo di Andrea Pirlo, la cui candidatura era stata inizialmente individuata come la soluzione ideale per il progetto tecnico.
Claudio Ranieri, invece, assumerà un doppio incarico nel nuovo organigramma, diventando direttore tecnico e presidente del Club Italia, una figura che avrà il compito di coordinare le attività delle squadre nazionali giovanili e di rappresentanza, dando un nuovo assetto a quella che Malagò ha definito la struttura portante del movimento.
La decisione arriva al culmine di ore convulse per la Federcalcio, dopo che la strada che portava a Pirlo si era improvvisamente interrotta a causa delle polemiche legate ai suoi rapporti commerciali con il bookmaker russo Fonbet, un legame che aveva sollevato forti perplessità in seno alla Federazione e tra le forze politiche, portando il presidente a frenare la nomina che era stata condivisa da Maldini e Leonardo.
Le motivazioni della scelta di Malagò
Malagò, nel corso dell'incontro, ha spiegato che la scelta di Mancini è stata presa nell'interesse della Nazionale e della Federazione, sottolineando come la disponibilità economica mostrata dal tecnico abbia giocato un ruolo non secondario nella trattativa.
Il presidente ha infatti rivelato che l'ingaggio di Roberto Mancini sarà di due milioni di euro all'anno per un quadriennale, una cifra che rappresenta un dimezzamento rispetto all'ultimo stipendio percepito dall'allenatore quando guidava già gli Azzurri, e che appare notevolmente ridimensionata anche rispetto ai compensi faraonici incassati durante la sua esperienza in Arabia Saudita e successivamente in Qatar.
Il nodo spinoso che ha portato allo stop della candidatura Pirlo è stato affrontato da Malagò con franchezza: il presidente ha dichiarato di non essere a conoscenza del contratto di collaborazione che legava l'ex centrocampista alla società di scommesse russa, un accordo in essere da luglio 2025 che era stato sottoscritto nell'ambito dell'attività lavorativa di Pirlo negli Emirati Arabi Uniti e che, secondo il diretto interessato, aveva natura esclusivamente commerciale e sportiva.
La vicenda, però, aveva assunto una connotazione politica tale da rendere impraticabile la sua nomina, portando di conseguenza alle dimissioni di Maldini e Leonardo, i quali si erano spesi in prima persona per portare l'ex campione del mondo 2006 sulla panchina azzurra.
Il contesto e le prossime sfide per Mancini
Mancini, che ha già allenato l'Italia dal 2018 al 2023 vincendo un Europeo nel 2021 e stabilendo il record di imbattibilità con 37 partite utili consecutive, torna a ricoprire un ruolo che conosce perfettamente, nonostante il precedente addio a sorpresa per accettare la ricca proposta dell'Arabia Saudita, una scelta che all'epoca aveva suscitato molte polemiche e incrinato i rapporti con una parte dell'opinione pubblica.
L'allenatore marchigiano, che aveva già fatto sapere di essere pentito di quella decisione, riparte da una Nazionale che nelle ultime stagioni ha faticato a trovare una propria identità, fallendo la qualificazione ai Mondiali del 2026 e cercando ora un rilancio in vista del prossimo Mondiale del 2030.
Il debutto ufficiale del nuovo ct è atteso per il 25 settembre prossimo, quando l'Italia affronterà il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma nella prima partita del girone di Nations League, un torneo che vedrà gli Azzurri opposti anche a Turchia e Francia in un girone certamente proibitivo.
Il ritorno alla guida della Nazionale rappresenta per Mancini la possibilità di chiudere il cerchio e riscattare quell'addio che aveva lasciato l'amaro in bocca, mentre per la Federazione la scelta di un profilo di così grande esperienza, affiancato dalla caratura di Claudio Ranieri, rappresenta la volontà di affidare il progetto a uomini che garantiscano stabilità e autorevolezza in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano.
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